SLOVENIA: ELEZIONI, BATTAGLIA A ULTIMO VOTO JANSA-PAHOR
(di Franko Dota)
(ANSAmed) - LUBIANA, 19 SET - E' stato uno scontro all'ultimo
sangue, con pesanti accuse di corruzione e lunghi dibattiti
sulla gestione dell'economia, e sarà una battaglia all'ultimo
voto quella di domenica in Slovenia, per l'elezione del quinto
parlamento da quando la prospera ex repubblica jugoslava ha
raggiunto l'indipendenza nel 1991.
La vera lotta degli ultimi giorni non è stata tanto quella
tra i due rivali che si contendono la premiership, il premier
uscente Janez Jansa, leader del centro-destra, e il suo
sfidante, l'eurodeputato socialdemocratico Borut Pahor, quanto
quella per i voti dei partiti minori: i liberali di sinistra, la
destra nazionalista, i conservatori cattolici. Jansa sembra
quasi sicuro che il suo Partito democratico sloveno (Sds, destra
conservatrice) vincerà . Ma, secondo i sondaggi, potrÃ
incassare solo una maggioranza relativa degli 1,7 milioni di
aventi diritto al voto, con il 25-28 per cento dei consensi
contro il 20-23 per cento dei Democratici sociali di Pahor (Sd).
Sembra però che il vantaggio del premier sia a scapito dei suoi
attuali partner di coalizione che rischiano di non superare lo
sbarramento del 4 per cento, e di non entrare in gioco per la
suddivisone dei 90 seggi parlamentari in base a un sistema
proporzionale.
In tal caso Jansa sarà costretto a rivolgersi a Zmago
Jelincic, leader dei nazionalisti (Sns), conosciuto per
dichiarazioni di sapore razzista. Nelle ultime settimane è
stato lui a difendere con maggior fervore il premier dopo le
accuse mossegli dalla tv pubblica finlandese di essere implicato
nella riscossione di una tangente di 20 milioni di euro per una
commessa di 135 mezzi blindati al produttore di armi finlandese
'Patria'.
"Il piccolo Putin sloveno", come il 50-enne Jansa è stato
soprannominato dalla stampa di sinistra, viene criticato di
essere "autoritario e arrogante", di aver messo sotto
controllo una parte dei media nazionali, di aver gestito le
privatizzazioni favorendo circoli vicini al suo partito. Tra i
punti forti a suo favore Jansa mette un'economia che nonostante
la crisi internazionale continua a crescere a una media annua
del 5,5 per cento. "Se continuiamo così, entro il 2015 la
Slovenia avrà il più alto Pil pro capite dei Paesi europei
più sviluppati", ha promesso Jansa ribadendo i punti cruciali
della sua politica economica: continuare sulla linea di graduali
privatizzazioni e della liberalizzazione del mercato con una
maggiore flessibilità del lavoro e una rigida politica fiscale.
Nello schieramento opposto il "giovanotto dal profondo
sguardo azzurro", come i rivali chiamano il 45-enne Pahor
alludendo al fatto che la sua popolarità deriva sopratutto
dalla sua figura attraente e compita, è riuscito a serrare la
file del centro-sinistra dopo la disfatta elettorale di quattro
anni fa. Confermando la sua reputazione di "mago dei
compromessi", Pahor ha ricucito le spaccature tra i liberali di
sinistra, divisisi un anno fa in due partiti e ricostituito la
'coalizione' tra il suo Sd, i liberali di Zares (Davvero) e i
Liberaldemocratici (Lds, che dal 1990 al 2004 hanno governato la
Slovenia portandola nella Nato e nell'Ue) che martedì ha
ottenuto l'autorevole appoggio dell'ex presidente Milan Kucan.
Intanto, in un momento in cui il carovita è la prima
preoccupazione dei cittadini, Pahor promette di aumentare lo
stipendio minimo garantito e le pensioni, di rallentare il ritmo
delle privatizzazioni e mantenere una quota di controllo in un
tutte le aziende che verranno messe sul libero mercato.
(ANSAmed).
2008-09-19 20:00