ITALIA-LIBIA: BERLUSCONI ACCELERA, FORSE A TRIPOLI IL 30
(di Fabrizio Finzi)
(ANSAmed) - ROMA, 25 AGO - Procede a tappe forzate il
tentativo dell'Italia di chiudere il complesso negoziato con la
Libia per superare il contenzioso sui danni del colonialismo
italiano in Tripolitania. Ieri è intervenuto direttamente il
premier Silvio Berlusconi che ha chiamato il leader libico
Muammar Gheddafi per dare un'ulteriore spinta politica ad una
trattativa che registra ancora diversi nodi tecnici ed economici
da sciogliere.
Proprio oggi infatti alti funzionari italiani sono a Tripoli
per sondare la disponibilità libica alle ultime proposte
italiane in materia di tetti finanziari da porre alla principale
richiesta di Gheddafi: la costruzione di un'onerosa autostrada
costiera che dovrebbe attraversare tutta la Libia, dall'Egitto
alla Tunisia. Per mercoledì prossimo è invece prevista una
riunione a Roma dei ministeri interessati ai diversi punti
dell'accordo: a loro sarà sottoposto il negoziato anche - e
soprattutto - per una valutazione dell'impatto economico e delle
necessarie coperture finanziarie da trovare.
Se tutto andrà in porto - con gli ostici negoziatori libici
non sono mai escluse sorprese dell'ultimora - il presidente del
Consiglio potrebbe volare in Libia già il 30 agosto per firmare
un Accordo di Amicizia e Cooperazione che già diversi governi
hanno tentato di chiudere senza successo.
La notizia del colloquio telefonico tra Berlusconi e Gheddafi
é stata data dall'agenzia libica Jana che, come sempre, non
esce dall'ufficialità : la telefonata è avvenuta "nell'ambito
del coordinamento e delle continue consultazioni che i due
intrattengono sui temi del Mediterraneo così come su argomenti
di interesse comune", si legge nell'agenzia.
Punto fondamentale della voglia del premier di chiudere un
negoziato così complicato con la Libia è proprio la
preoccupazione per i continui e massicci sbarchi di clandestini
sulle coste italiane. Un flusso costante proveniente quasi
esclusivamente dalle coste libiche e che sembra sapientemente
regolato da Tripoli, forse anche per giocare al rialzo nel gioco
delle sempre maggiori richieste che Gheddafi presenta
all'Italia. Si parla infatti di richieste aggiuntive rispetto al
passato, come la costruzione di alloggi per i familiari delle
vittime del colonialismo italiano e di una grande campagna di
bonifica delle mine presumibilmente lasciate dagli italiani in
quegli anni.
La Libia rimane un interlocutore scontroso ma essenziale per
l'Italia, anche dal punto di vista energetico. L'Eni infatti ha
importanti interessi nel Paese africano e Gheddafi ha giÃ
minacciato in passato la possibilità di chiudere i rubinetti o
di rendere difficile l'azione dell'Eni favorendo altri
competitor internazionali.
Per tutte queste ragioni il premier sta pungolando la
diplomazia italiana a stringere i tempi ed ha incaricato il
sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, di
occuparsi del dossier in prima persona insieme al ministro degli
Esteri Franco Frattini. (ANSAmed).
2008-08-25 20:05