FRANCIA: ORA E' RECESSIONE MA LA PAROLA RIMANE TABU'
(ANSAmed) - PARIGI, 3 OTT - La Francia accoglierà domani i
leader dei paesi europei del G4 per cercare di dare una risposta
europea alla crisi mondiale. Ma i problemi economici interni si
fanno sempre più urgenti. Il paese, per la prima volta dopo
oltre 15 anni, è infatti entrato in recessione, una parola
'tabu'' che il governo francese ha cercato di evitare a lungo,
nonostante le stime dell'Insee, l'Istat francese, non
lasciassero dubbi sulla dolorosa realtà . Dopo la contrazione
dello 0,3% nel secondo trimestre, l'economia d'oltralpe
accuserebbe nel terzo periodo una crescita negativa dello 0,1%.
E dopo due trimestri negativi, si è tecnicamente appunto in
recessione.
Il primo a rompere il tabù e a parlare ufficialmente di
recessione è stato il ministro del Bilancio, Eric Woerth, che
pure per ore si era trincerato, come la collega all'Economia,
Christine Lagarde, dietro il paravanto semantico di 'crescita
negativa per il secondo trimestre'. Una volta ammesso, seppur a
denti stretti, che 'tecnicamente' si tratta di recessione, il
ministro ha però sottolineato come, grazie alla progressione
del Pil dello 0,4% al primo trimestre, l'economia francese
dovrebbe chiudere l'anno con una crescita dello 0,9%, una cifra
che corrisponde alle ultime previsioni del governo. Fino al mese
scorso, però, Parigi puntava sempre su una crescita tra l'1,7%
e il 2% (la finanziaria 2008 poggiava però su un'ipotesi di
espansione tra il 2 e il 2,5%).
Il governo ha immediatamente cercato di minimizzare la
portata della cattiva notizia, che segue di pochi giorni quelle
di un forte aumento della disoccupazione e della progressione
del debito pubblico, sottolineando come nonostante tutto una
crescita ci sarà , seppure modesta, rispetto al 2,1% del 2007 e
al 2,4% del 2006.
Secondo l'Insee, se l'economia francese accusa un
rallentamento è soprattutto alla frenata dei dei consumi
interni, da anni il motore della crescita in Francia, in forte
decelerazione (+0,8% nel 2008 contro il +2,5% degli ultimi due
anni. Principale responsabile di questa flessione dei consumi è
il potere d'acquisto che, nonostante le promesse elettorali del
presidente Nicolas Sarkozy, non è decollato: nel 2008 è
infatti atteso un modesto aumento dello 0,7%, contro il +3,3%
del 2007. Il governo, per giustificare l'andamento debole dei
consumi, ha invece puntato il dito sulla congiuntura mondiale.
Per l'opposizione invece, la responsabilità della recessione
é del governo e delle sue scelte fatte all'indomani della
elezione del presidente Nicolas Sarkozy, come il cosiddetto
'pacchetto fiscale'' da 14 miliardi che ha tolto al paese ogni
margine di manovra. Per il leader socialista Francois Hollande,
é inutile tergiversare sulla semantica: la recessione c'é e si
é installata nel paese "dall'inizio del 2008. Le scelte che
sono state fatte da Sarkozy si sono rivelate inefficaci e
ingiuste e hanno amplificato le scosse legate alla congiuntura
internazionale", ha detto Hollande.
Secondo molti analisti, il governo, recessione o meno, dovrÃ
comunque ripensare la sua politica economica, anche alla luce di
una crisi finanziaria internazionale i cui effetti si faranno
sentire ancora a lungo. Senza contare le previsioni sulla
disoccupazione, tornata a salire in modo preoccupante.
(ANSAmed).
2008-10-03 17:45