ALGERIA: ANCORA SANGUE, 12 MORTI IN DUE ATTENTATI
(di Laura De Santi)
(ANSAmed) - ALGERI, 20 AGO - Ieri 48 giovani studenti, oggi
12 operai. Il terrorismo in Algeria è tornato a colpire la
gente comune, certo non più nei mercati, nelle piazze come
negli anni '90, quando la furia cieca dell'integralismo uccideva
senza tregua per un rossetto troppo accentuato o un velo non
indossato, ma scegliendo i suoi obiettivi, uno ad uno, in una
micidiale strategia che negli ultimi mesi non sembra conoscere
tregua.
A 24 ore dall'attentato suicida compiuto contro una scuola
della gendarmeria a Issers che ha causato la morte di 48
persone, in gran parte ventenni, questa mattina il terrorismo ha
insanguinato ancora una volta la Cabilia, a Buira, 120 km ad est
di Algeri.
Alle 7 italiane, due autobombe, almeno una guidata da un
kamikaze, sono esplose a pochi minuti di distanza uccidendo,
secondo un bilancio provvisorio diramato dal ministero
dell'interno, 12 civili. Tra i feriti, di cui 5 in modo grave,
34 civili e 8 militari.
Una prima deflagrazione ha distrutto la facciata del comando
militare della cittadina ferendo quattro soldati. Quindici
minuti dopo, un uomo alla guida di un'auto si è lanciato contro
un autobus della società canadese SNC Lavalin, fermo davanti
all'Hotel Sofie. Quasi tutte le vittime, riferisce l'agenzia
Aps, "appartengono alla società impiegata nella costruzione
della diga Koudjet-Acerdoun".
Un nuovo attacco, dopo quelli compiuti nella stessa zona
contro la francese Razel a giugno e settembre, per colpire
interessi stranieri nel paese? Non proprio: "l'auto guidata
dall'attentatore era chiaramente diretta contro l'hotel", ha
spiegato all'ANSA un impiegato dell'hotel Sofie che ha chiesto
l'anonimato. "Ad un certo punto è come se si fosse accorto del
pulmino e avesse deciso di cambiare bersaglio, per fare il
maggior numero di vittime" ha aggiunto.
Dopo le ripetute dichiarazioni delle autorità che da anni
parlano di "un terrorismo ormai ridotto ai minimi termini",
"di mani tese verso i pentiti", scrive El Watan, l'Algeria si
trova ancora una volta a seppellire i suoi i morti: più di 80
in un mese a Tizi Ouzou, Zemmouri El Bahri, Jijel, Skikda, e gli
ultimi a Issers e Buira. Circa 120 i feriti.
Tutta la stampa algerina indipendente oggi condanna la
politica di riconciliazione promossa principalmente dal
presidente Abdelaziz Bouteflika che continua a mantenere il
silenzio.
Nessun accenno ai tre attacchi nemmeno in un lungo messaggio
inviato oggi dal capo di stato in occasione delle celebrazioni
per la giornata del Moudjahid (combattente della guerra
d'indipendenza).
"L'Algeria ha subito ieri il più cruento attacco
dinamitardo della sua storia, a parte quello compiuto a
Boulevard Amirouche del 1993", scrive Hammouche, editorialista
di Le Soir D'Algerie che titola "La riconciliazione dei
cimiteri".
"Certo il potere non vedrà nessun legame tra il rilancio
delle azioni terroristiche e la politica che ha permesso al
terrorismo di riorganizzarsi e finanziarsi, rafforzare il numero
dei suoi effettivi e la sua protezione: l'integralismo islamico
che ha potuto ricostruirsi una salute politica".
Intanto la paura invade anche Algeri dove è fresco il
ricordo del doppio attentato kamikaze contro l'Onu e la Corte
Costituzionale che l'11 dicembre ha fatto 41 morti.
Le strade sono semi-deserte mentre si moltiplicano i posti di
blocco delle forze di sicurezza. L'avvicinarsi del mese sacro
dell'Islam fa temere il peggio. "Tutti pensano al ritorno di un
Ramadan di sangue, come quelli vissuti dal paese tra il 1993 e
il 1999", scrive il direttore di El Watan, Omar Belouchet.
Gli ultimi attacchi non sono ancora stati rivendicati ma
tutto lascia pensare alla mano di Al Qaida per il Maghreb
islamico (ex-Gruppo Salafita per la predicazione e il
combattimento). (ANSAmed).
2008-08-20 19:03