LIBIA: AEREO; MISTERO DIROTTATORI, FORSE RIBELLI DARFUR
(di Remigio Benni)
(ANSAmed) - IL CAIRO/KHARTOUM, 27 AGO - E' durato 23 ore, la
maggior parte delle quali trascorse in un antico aeroporto
costruito in periodo coloniale dagli italiani nel profondo sud
della Libia, nell'oasi di Kufra, in mezzo al deserto del Sahara,
il dirottamento di un Boeing 737, attuato da due sudanesi che si
sono detti ribelli del Darfur, di una corrente minoritaria del
Movimento di Liberazione del Sudan (Slm), ma dei quali si cerca
ancora di capire l'esatta appartenenza.
Nessun elemento neppure sulle armi con le quali il
dirottamento è stato compiuto, mentre si sa di certo che stanno
bene, anche se affaticati dopo lo stress di una notte passata
nel terrore per la propria sorte ed a bordo di un velivolo che
non aveva più attivo il sistema di aria condizionata, gli 87
passeggeri e gli otto membri dell'equipaggio dell'aereo,
sequestrato ieri pomeriggio, 20 minuti dopo la partenza
dall'aeroporto di Nyala, capoluogo del Darfur del Sud, e diretto
a Khartoum.
"Vogliamo andare ad Assuan", avrebbero detto i due al
comandante dell'aereo, della società privata sudanese Sun Air -
altre fonti hanno indicato il Cairo come prima meta richiesta -
ma il pilota ha dovuto dirigere verso la Libia, dopo il rifiuto
delle autorità egiziane di autorizzare l'atterraggio sul
proprio suolo. Il governo di Tripoli ha quindi autorizzato il
Boeing a prendere terra a Kufra, l'aeroporto più vicino al
corridoio aereo che percorreva, dopo che il comandante ha
notificato che stava esaurendo il carburante.
Dopo l'atterraggio uno dei due dirottatori - ha raccontato ad
una tv uno dei passeggeri liberati - ha detto che lui ed il suo
compagno erano membri dell'Slm e che volevano raggiungere la
Francia, per entrare in contatto con il capo della loro fazione,
Abdel Wahid al Nur. Il leader ribelle si era rifiutato di
firmare l'accordo di pace con Khartoum nel 2006, opponendosi
alla corrente maggioritaria del movimento, guidata da un altro
leader, Minni Arcua Minnawi, che aveva invece firmato.
Da Parigi, tuttavia, un portavoce di Al Nur ha smentito che
"questi uomini e queste azioni" possano appartenere all'Slm,
che protegge semmai l'interesse e la vita dei sudanesi. Ed in
sua difesa si è schierato anche il ministro degli esteri
francese, Bernard Kouchner.
Nelle ore successive le trattative tra le autorità libiche e
i dirottatori sono proseguite senza sosta, fino a quando nella
tarda mattinata gli 87 passeggeri sono stati liberati ed hanno
potuto raggiungere l'aerostazione. Qualche ora dopo è toccato
anche a due hostess, mentre solo alle 16:30 circa (ora libica) i
dirottatori hanno messo in libertà gli altri sei componenti
dell'equipaggio e si sono consegnati alla polizia libica.
"In realtà volevano sequestrare il governatore del Darfur
del sud, Ali Mahmud - ha detto una fonte di polizia libica - ma
non si erano accorti che era partito da Nyala con un altro
aereo". Sul loro velivolo erano invece alcuni ufficiali della
forza di pace mista Ua-Onu, l'Unamid, di varie nazionalitÃ
africane, e vari responsabili del Darfur, tra i quali anche tre
collaboratori del capo della corrente maggioritaria dell'Slm.
Se da Khartoum è arrivata in Libia l'immediata richiesta di
consegna dei responsabili dell'atto di pirateria aerea - il
presidente Omar el Bashir ne ha parlato anche in una conferenza
stampa a Juba, nel sud Sudan, dove si è recato per la prima
volta dalla firma della pace tra nord e sud - i due dirottatori
sono apparsi molto preoccupati della sorte che li aspetta ed
hanno chiesto di poter ottenere asilo politico. Il loro destino
é ora nelle mani del colonnello Gheddafi. (ANSAmed).
2008-08-27 19:59