SIRIA: LA VIA DI DAMASCO SI RIPOPOLA, TORNANO I TURISTI ***
(dell'inviata Elisa Pinna)
(ANSAmed) - DAMASCO, 18 AGO - La Via di Damasco è un unico,
grande cantiere. Straight Street, la 'strada retta' dove Saulo
fu folgorato dal Dio dei cristiani circa duemila anni fa, è un
susseguirsi di lavori in corso, di antiche dimore damascene
recuperate al loro antico splendore e trasformate in
hotel-boutique, di ruspe impegnate a ridare forma e colore ad un
centro storico per troppi anni trascurato.
La Siria, stanca di essere inchiodata nella parte dello
"Stato canaglia", si sta aprendo al turismo internazionale ed
ha colto l'occasione dell'Anno Paolino - il 2008 è il secondo
millenario della nascita di San Paolo - per mostrare agli ancora
intimoriti viaggiatori occidentali un volto ben diverso da
quello tratteggiato per anni dal presidente statunitense George
W. Bush. Così i turisti scoprono che nei caffé, dove i giovani
damasceni si rilassano fumando il narghilé, è possibile bere
alcolici liberamente e che nelle strade delle città si
mescolano senza problemi ragazze in jeans e maglietta con donne
velate, profughe sciite irachene.
"Siamo un paese dove le religioni e le diverse culture
vivono in armonia; fieri di essere stati la culla del
cristianesimo e dell'Islam", spiega il ministro del Turismo
siriano, Sadallah Agha Al Kalaa, ad un gruppo internazionale di
giornalisti. A riprova della convivenza secolare, cita la
Moschea Omayyade di Damasco, dove cristiani e musulmani pregano
ancora insieme davanti alla Tomba di San Giovanni, il profeta
Yahaya per il mondo islamico.
In effetti, sotto la Cupola dell'Aquila, può capitare di
vedere anche piccole comitive di cattolici italiani recitare ad
alta voce il Padre Nostro e farsi il segno della croce, senza
che nessuno si scandalizzi. Una scena impensabile nella maggior
parte dei Paesi islamici ma anche, a ruolo capovolti, nelle
chiese storiche occidentali.
"Quello che sta succedendo qui è molto positivo", conferma
padre Cesare Atuire, amministratore delegato dell'Opera Romana
Pellegrinaggi, che sta cercando di riorganizzare il turismo
religioso verso la Siria. "Anche se non è un sistema perfetto,
non ho visto niente di simile in altri paesi del Medio
Oriente", afferma il religioso. La gente - ammette - ha però
ancora diffidenza a imbarcarsi per Damasco. "Preferiscono
seguire le orme di San Paolo in Turchia o in Grecia; sfugge
quanto la Siria sia importante anche nel cammino di fede di un
cristiano".
Padre Cesare spera che però presto le cose possano cambiare.
In ottobre la Conferenza episcopale italiana compirà un
pellegrinaggio siriano: più di 130 vescovi guidati dal
segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori. Un
segnale importante per incoraggiare i pellegrini titubanti.
Da parte sua, il governo siriano ha già scommesso sul
turismo, sia religioso che laico. "Gli investimenti nel settore
turistico, dove è impiegato il 14 per cento della popolazione,
sono raddoppiati negli ultimi cinque anni - spiega il ministro -
e rappresentano il 15 per cento del totale. La nostra nazione -
aggiunge - occupa il 47/o posto come meta turistica, in una
classifica di 175 stati, ma è salita, nel 2007, al secondo
posto come crescita del business dei viaggi".
Se per i pellegrini cristiani i luoghi di San Paolo
rappresentano uno dei percorsi privilegiati, la Siria è in
grado di offrire emozioni per tutti i gusti. In un viaggio di
poche centinaia di chilometri e di migliaia di anni di storia,
é possibile - dice il ministro - seguire le tracce e i fantasmi
di antichi imperi, re e regine, dei, guerrieri, commercianti e
crociati. Krak Des Chevaliers, Palmira, Ugarit, Ebla, Aleppo,
Mari. Nomi e luoghi magici capaci di 'folgorare' ancora chi
volesse mettersi sulla via di Damasco. (ANSAmed).
2008-08-18 16:46