MO: PALESTINESI A PAUL MCCARTNEY, NON ESIBIRTI IN ISRAELE
(ANSAmed) - GERUSALEMME, 2 SET - Una Ong palestinese in Gran
Bretagna ha chiesto a Paul McCartney, dei Beatles, di annullare
il suo imminente concerto in Israele perché "gli espropri dei
palestinesi (da parte di Israele) e l'apartheid israeliano non
possono essere motivo di festeggiamenti".
Secondo quanto ha riferito oggi il quotidiano Jerusalem Post,
l'Ong, denominata Campagna Palestinese per il Boicottaggio
Accademico e Culturale di Israele (Pacbi, nell'acronimo inglese)
ha affermato in un comunicato rivolto a McCartney che "esibirsi
in Israele in questo momento è moralmente equivalente a
esibirsi in Sud Africa al culmine dell'apartheid".
La stessa richiesta è stata rivolta a McCartney, secondo il
Jerusalem Post, anche da una lobby filopalestinese inglese -la
Campagna di Solidarietà con la Palestina- che ha chiesto al
celebre artista di riconsiderare la sua esibizione in Israele in
quanto è uno Stato che, a suo dire, "continua a violare il
diritto internazionale e i diritti umani con l'illegale
occupazione della Cisgiordania e di Gaza e per il suo
comportamento con i palestinesi".
In difesa di Israele è insorta la filiale britannica di
un'organizzazione di sostegno allo stato ebraico StandWithUs,
che in una lettera a McCartney e al suo manager Stuart Bell, ha
affermato che il comunicato stampa della Pacbi "contiene
menzogne semplicemente incredibili".
Secondo StandWithUs, gli appelli al boicottaggio di Israele
spingono un numero crescente di persone a dimostrare che sono
sterili". "Esibendosi a Tel Aviv - ha affermato StandWithUs -
lei può aspettare di trovarsi davanti a un pubblico di ebrei,
musulmani e cristiani, cosa semplicemetne impossibile in
qualunque stato arabo".
Intanto i biglietti per il concerto di McCartney, in
programma questo mese a Tel Aviv, stanno andando a ruba in
Israele, malgrado il loro alto costo. Finora ne sono stati
venduti già 25 mila. (ANSAmed).
2008-09-02 17:48