TEATRO: BIENNALE, ASSAF PORTA A VENEZIA LIBANO GUERRA 2006
(ANSAmed) - ROMA, 9 OTT - Fra i più conosciuti registi,
attori e drammaturghi libanesi ('Falafel' del 2006 e 'Hors la
vie - Vita sospesa' del '91 i film piu' noti), Roger Assaf porta,
nel suo essere artista e uomo, tutti i segni di un Paese
martoriato dalle guerre.
Dopo aver fondato con la moglie Hanane Hajj-Ali, anche lei
attrice, la compagnia teatrale Al Hakawati (il cantastorie) con
cui esce dai confini libanesi e diventa noto in Europa, Assaf
fonda una nuova compagnia, Shams, acronimo che in arabo
significa 'girasole', indicando con questo nome una cooperativa
culturale e teatrale a sfondo sociale e umanitario. Situata nel
cuore di Beirut, Shams si rivolge ai giovani, e in particolare a
quelli disagiati, cui offre uno spazio di espressione attraverso
l'arte drammatica. Ma la compagnia è soprattutto impegnata sul
piano umanitario, come durante la guerra libanese del 2006.
"Cari amici, vi mandiamo questo messaggio dal centro
culturale Girasole - scriveva il 15 luglio 2006 Roger Assaf
insieme ai suoi ragazzi, affidando al web un personale diario di
guerra - il laboratorio dell'associazione Shams sulla
circonvallazione Toyyouneh di Beirut dove la città si incontra
con la periferia meridionale. Noi siamo vivi. Noi stiamo
lavorando. Il nostro teatro è aperto. Un gran numero di persone
sta convergendo sul nostro centro malgrado le bombe che
sporadicamente cadono, il cui obiettivo preciso è quello di
isolare i quartieri e interrompere le comunicazioni. Noi ci
esprimiamo. Noi discutiamo. Noi facciamo circolare le
informazioni. Abbiamo creato una modesta rete di coordinamento
fra organizzazioni umanitarie e sociali e gruppi di rifugiati
che vengono dal sud del paese e dalla periferia di Beirut".
A Venezia, dal 3 al 6 novembre al Teatro Piccolo Arsenale,
Assaf condurrà per la Biennale un laboratorio dedicato ad
allievi attori, che il 7 avrà un momento pubblico.
Quanto allo spettacolo in programma l'8 novembre, in prima
italiana, è ambientato in un villaggio del Libano del sud
proprio nel momento in cui improvvisa scoppia la guerra. La
Porte de Fatima, che indica un luogo leggendario sulla frontiera
meridionale del Libano (dove una donna fu ferita nel corso di
un'incursione israeliana nel 1971 e venne trasportata dai
soldati in un ospedale oltre la frontiera), è il punto di
partenza di un viaggio iniziatico che attraversa il paesaggio
libanese nell'estate del 2006, viaggio che continua con l'ironia
dei racconti reali, lontani dalla guerra e dalla pace, di
innamorati, madri di famiglia, case distrutte e strade
malfamate. Nella Porte de Fatima il cantastorie cerca la chiave
delle vicende che narra, ogni porta si apre su uno scenario
diverso del Libano, ed ogni spazio conduce ad una nuova porta.
"Le scene che recitiamo sono solo immagini illusorie - dice -
ma sta a noi dire la verità quando la realtà non lo fa".
(ANSAmed).
2008-10-09 17:35