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CRISI MUTUI: FINANZA ISLAMICA SEMPRE PIU' SETTORE-RIFUGIO
(di Fausto Gasparroni) (ANSAmed) - ROMA, 10 OTT - Di fronte al terremoto che scuote la finanza mondiale - e di fronte al crollo generalizzato delle Borse occidentali e asiatiche -, le caratteristiche ''islamiche'' di una parte consistente delle attivita' finanziarie arabe puo' rivelarsi un efficace paracadute. Tanto che anche in Occidente si guarda sempre piu' alla finanza islamica, fondata sul rispetto dei precetti coranici, come a un ultimo approdo per mettersi al riparo dalla crisi globale. Finora la finanza araba non e' stata del tutto immune dalla crisi innescata dai mutui subprime. All'inizio della settimana, ad esempio, per tre giorni consecutivi si e' registrata una caduta di diversi punti percentuali su tutti i mercati finanziari arabi. Tuttavia ieri, nell'ultimo giorno prima della chiusura festiva del venerdi', la maggior parte delle Borse arabe ha chiuso in recupero, grazie anche alle iniezioni di nuova liquidita'. Il Dubai Finacial Market (Dfm) ha sigillato le transazioni con un +3,67%, mentre l'Abu Dhabi Securities Exchange (Adx) ha chiuso i lavori a +0,94. Il Kuwait Stock Exchange ha chiuso a +3,8%. Il piccolo Muscat Security Market ha realizzato il recupero finale piu' alto, chiudendo a +8,3%. Segno positivo anche per il Qatar (+1,9%) e per il piccolo Bahrain Stock Exchange (+0,45%). In salita anche il mercato egiziano Case-30, che aveva perso il 16,47% martedi' e il 7,1% mercoledi', e ieri ha fissato la sua ripresa, dopo un'impennata iniziale del 7%, al +3,45%. In perdita, ieri, solo il mercato saudita, il primo del Golfo, che ha chiuso con un -1,5%, pur recuperando su un iniziale -8%. Sempre in settimana, i tre maggiori istituti finanziari sauditi, Al Rajhi Bank, Samba Financial Group e Riyadh Bank, avevano tranquillizzato i clienti dichiarando di non essere esposti in nessun modo nel mercato internazionale dei mutui. E il governatore della Banca Centrale del Regno saudita, Hamad Saud al-Sayari, ha affermato che le banche del Paese non sono colpite dalla crisi internazionale perche' provviste di grandi riserve di liquidita'. La condizione di relativa tranquillita' che gode la finanza della penisola arabica, pero', dipende da altri due fattori: il primo e' che parte alle enormi riserve di liquidita' e' costituito dagli introiti della vendita del greggio; il secondo fattore di tranquillita', secondo molti esperti, e' dato proprio dalla matrice ''islamica'' di molte banche, assicurazioni, societa' finanziarie locali. L'osservanza dei precetti del Corano, infatti, rappresenta un antidoto efficace contro gli eccessivi rischi speculatori, propri della cosiddetta ''economia di carta''. I precetti religiosi coranici vietano infatti, oltre agli interessi sui prestiti, anche gli investimenti in settori particolarmente rischiosi o in attivita' economiche che non godano di buona salute e con bilanci troppo esposti. A conferma della solidita' di una finanza fondata sulla ''sharia'', sono arrivate anche le dichiarazioni di Surin Pitsuwan, ex ministro degli Esteri della Thailandia, che parlando al vertice dell'Asean a Dubai, ha sottolineato come molte compagnie occidentali, ormai incapaci di garantirsi sui debiti con le fonti finanziarie convenzionali, si stanno rivolgendo ai bond islamici, i cosiddetti 'sukuk'. ''Le societa' straniere - ha spiegato, secondo quanto riporta l'Arabian Business online - hanno capito che ci sono delle alternative e le esploreranno sempre di piu'. Guardano alle nuove iniziative delle banche islamiche per raccogliere piu' capitali e risorse con cui servire i propri clienti. E questo - ha aggiunto - e' un fenomeno sicuramente in crescita''. (ANSAmed).