LIBIA: OGGI DELEGAZIONE A P.CHIGI, SI CERCA CHIUSURA

(ANSAmed) - ROMA, 28 AGO - Ennesimo round negoziale tra
italiani e libici per cercare di chiudere finalmente, dopo anni
di snervanti 'stop and go', lo storico 'Accordo di amicizia e
cooperazione' tra Roma e Tripoli. A Palazzo Chigi, oggi
pomeriggio, e' attesa infatti una delegazione libica: ad
accoglierli saranno il ministro degli Esteri Franco Frattini e
il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta,
ai quali Silvio Berlusconi ha affidato le ultime, delicatissime,
fasi del negoziato. Il premier sta cercando infatti di stringere
i tempi e se oggi dovesse arrivare la 'fumata bianca' proprio
Berlusconi dovrebbe volare al piu' tardi sabato 30 agosto in
Libia per apporre la sua firma accanto a quella di Muammar
Gheddafi.
Il nodo sul quale si sta lavorando anche in queste ore e' la
copertura finanziaria che Roma dovrebbe garantire alla vera
grande richiesta sulla quale Tripoli ha incentrato le
trattative: la costruzione, a spese italiane, di una onerosa
autostrada costiera che, dall'Egitto alla Tunisia, attraversi
tutta la Libia sul tracciato della vecchia via Balbia. Un
investimento di miliardi di euro (dai 3 ai 6, secondo le prime
stime), insostenibile nell'immediato e che i tecnici dei
ministeri competenti stanno pensando di spalmare in piu' anni.
Una vasta opera di sminamento del Paese africano, sommata ad
altri interventi infrastrutturali, completano il pacchetto di
richieste che i libici avanzano da anni per un accordo che piu'
volte si e' arrivati sul punto di chiudere senza pero' mai
riuscire a firmare per i continui rilanci di Gheddafi. Stavolta
pare si sia imboccata la strada giusta. La visita di Berlusconi
in giugno ha impresso una decisa accelerazione ai negoziati e i
frequenti contatti di queste settimane tra il presidente del
Consiglio e il leader della Jamahiriya (l'ultimo domenica
scorsa) sembrano confermare l'imminenza di un annuncio.
Nulla, ovviamente, tenuto conto delle esperienze passate,
viene dato per scontato in ambienti di governo. ''Il negoziato
e' ancora aperto'', si limitano a commentare fonti diplomatiche,
in attesa che oggi si sappia qualcosa in piu'.
L'accelerazione fortemente voluta da Berlusconi e' dovuta al
fatto, riferiscono fonti vicine al dossier, che le risorse
energetiche libiche fanno gola a molti altri ''competitor''
dell'Italia. Cautela, insomma, continua ad essere la parola
d'ordine, ma Roma sa benissimo che in gioco ci sono interessi
enormi.
La Libia, infatti, non solo e' uno dei maggiori fornitori di
idrocarburi del nostro Paese (con l'Eni al centro delle
relazioni petrolifere), ma anche il punto di raccolta e partenza
di migliaia di immigrati illegali verso le coste siciliane. Come
contropartita alla chiusura dell'accordo, Roma otterrebbe la
fine della discriminazione economica delle sue aziende ancora
operanti in Libia e una penetrazione ancora maggiore nel settore
petrolifero. Oltre, naturalmente, ad un occhio molto piu'
attento della Jamahiriya ai flussi migratori.
Non e' un caso, a questo proposito, che il patto siglato
l'anno scorso tra Roma e Tripoli per il contrasto dell'
immigrazione irregolare non sia stato ancora reso operativo e
che fiumi di migranti - come dimostrano anche le cronache di
oggi - continuino a salpare dalle coste libiche verso Lampedusa.
(ANSAmed).