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Il viaggio dei rimpatriati sulle navi bianche dopo i campi di prigionia

La testimonianza di Massimo Zamorani, piccolo sopravissuto

25 novembre, 08:35
Massimo Zamorani, ''DALLE NAVI BIANCHE ALLA LINEA GOTICA 1941-1944'' Massimo Zamorani, ''DALLE NAVI BIANCHE ALLA LINEA GOTICA 1941-1944''

(ANSA) - GENOVA, 25 NOV - Massimo Zamorani, 'Dalle navi bianche alla linea gotica 1941-1944' (Mursia) . Tra il 1941 e il 1943 quattro transatlantici della Marina mercantile italiana – Saturnia, Vulcania, Giulio Cesare e Caio Duilio – furono appositamente trasformati nelle cosiddette Navi Bianche per riportare in patria dall’Africa Orientale Italiana 30.000 civili prelevati dalle loro case dopo l’occupazione del 1941 e rinchiusi nei campi di concentramento britannici: donne, anziani, invalidi e tantissimi bambini. Tra questi c’era anche Massimo Zamorani che racconta il viaggio epico vissuto in prima persona, a quindici anni, attraverso mari invasi dai sommergibili in guerra.

Dopo mesi nei campi di prigionia trascorsi in proibitive condizioni climatiche, igieniche, alimentari e sanitarie, i rimpatriandi si trovarono ad affrontare un percorso lunghissimo e difficile di circumnavigazione dell’Africa, poiché il governo britannico non aveva concesso il passaggio dal Canale di Suez.

Come altri giovani rimpatriati – fra questi anche l’allora sconosciuto Hugo Pratt, futuro creatore di Corto Maltese – appena compiuti gli anni minimi Zamorani si arruolò volontario nell’esercito della Repubblica Sociale e combatté sulla Linea Gotica dove, dato disperso in combattimento, finì ancora una volta prigioniero in Algeria e poi a Taranto. Un episodio poco noto della Seconda guerra mondiale nella straordinaria testimonianza di un piccolo sopravvissuto che tornerà da grande in Africa orientale, come inviato speciale.

Massimo Zamorani, classe 1926, giornalista, già volontario di guerra, ha esordito al quotidiano «Il Secolo XIX» di Genova, dove ha lavorato per vent’anni. Dopo aver diretto «Il Corriere Mercantile», è passato come inviato speciale a «Il Giornale», allora di Indro Montanelli. Ha viaggiato in Africa, Medio ed Estremo Oriente, America del Nord e del Sud. È stato corrispondente di guerra nell’arco di un trentennio: dal conflitto del Kippur al Golfo, e poi Somalia, Libano, Algeria, Kurdistan, Mozambico, Namibia, Bosnia, Iraq. Collabora con periodici italiani e stranieri. Con Mursia ha pubblicato L’agguato di Matapan (2006) e ha curato il volume di Rudyard Kipling La guerra nelle montagne (2011).

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