Zerocalcare, In direzione contraria? Ho buon senso

Annuncia anche l'uscita di 'Scheletri' e 'A babbo morto'

Altro che "in direzione contraria", Michele Rech, in arte Zerocalcare, si considera "di buon senso e assoluta regolarità". Lo dice all'ANSA e annuncia l'uscita di due nuovi libri, al suo arrivo al Festival Insieme, all'Auditorium Parco della Musica di Roma, dove nel giorno d'apertura è attesissimo per l'incontro, tutto esaurito, in cui lui ed Erri De Luca, moderati da Marco Damilano, parleranno appunto di cosa significa "In direzione contraria". "La considero una frase bellissima perché è di De André, ma mi sentirei molto presuntuoso a considerarmi parte di quella direzione contraria. Io cerco di fare le cose mie, in direzione uguale, contraria, dipende dalle volte. Ho la visione del buon senso, sono gli altri che sono contrari" spiega Zerocalcare, fumettista super amato con un enorme seguito di fan per i suoi libri, da 'La Profezia dell'Armadillo' a 'Kobane Calling', pubblicati da Bao Pulishing.

"Sia io che Erri De Luca siamo persone che si sono espresse su questioni che riguardano il dissenso in questo Paese, ma anche in questo caso penso che il dissenso che posso aver espresso è sempre una cosa di assoluto buon senso. Semmai mi sembra che la radicalità stia molto di più nel campo avversario che mio" sottolinea Michele Rech che con Erri De Luca si era già incontrato una volta, ma mai sul palco. "E' una delle persone che nel mondo della cultura italiana rispetto di più per la sua integrità, oltre che per le cose che ha scritto" racconta facendo aderire bene la mascherina. Rispettoso delle regole ma senza troppa paura, almeno sembra, del Covid 19.

"Sono un super privilegiato del lockdown. Lavoro dentro casa e non avendo potuto avere distrazioni fuori ho lavorato molto di più. Sono riuscito a scrivere due libri. Ho vissuto abbastanza tranquillamente e comunque sono uno piuttosto casalingo" dice dei giorni della quarantena. "Mi rendo conto - aggiunge - che è un dramma per un sacco di persone e non sono contento di questo. Sulla risalita dei contagi io sono la classica persona che non capisce niente di scienza e mi affido, abbastanza ciecamente, a quello che mi viene detto. Temevo, in verità, che la riapertura delle scuole facesse danni molto più immediati. Mi sembra che più o meno stia reggendo ma ho paura che mentre lo dico, probabilmente domani scoppia il patatrac". A disegnare un nuovo fumetto "avevo cominciato prima che iniziasse tutto questo e mai mi sarei immaginato che quando sarebbe uscito - a metà ottobre 2020 con il mio editore Bao Publishing - i nostri rapporti sarebbero stati tutti con le mascherine, senza potersi stringere la mano. Esce dunque un mio fumetto che non è attuale in qualche modo: o è passato o è futuro. Non inquadra il momento in cui uscirà. E questa cosa è strana. Si chiama 'Scheletri' e racconta un episodio di qualche anno fa che è capitato a me, nel mio quartiere (Rebibbia ndr), ma anche ad altre persone. Riguarda in generale la maniera in cui si raccontano i quartieri di Roma, il rapporto con la violenza e quelle sfumature di grigio che ci sono nella maniera di raccontare le periferie, mentre di solito se ne parla o come simbolo del degrado assoluto e violenza o come il mito del buon selvaggio, dove tutti si vogliono bene" dice.

Ma le sorprese non finiscono qui: "a metà novembre esce un secondo lavoro che si chiama 'A babbo morto'. In realtà è un racconto di Natale pensato lo scorso Natale. Un libro illustrato che avevo in testa e che ho avuto il tempo di fare. Si parla di folletti e Babbo Natale e loro stanno fuori dal Covid. Nel caso di 'Scheletri' c'entra in qualche modo il virus, perché era già iniziata la pandemia mentre iniziavo a farlo. C'è qualche riferimento, ma io ero molto più ottimista: pensavo 'adesso ci lasciamo tutto alle spalle'", ma per ora non è andata così.

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