Carlo Invernizzi, Impercettibili nientità

La poesia come 'parole sul margine dell'impossibile'

(ANSA) - ROMA, 21 FEB - CARLO INVERNIZZI, IMPERCETTIBILI NIENTITA'. Poesie 1950-2017 (La Nave di Teseo, pag 444, euro 20.00). Un poeta ''carsico'' come lo chiama Maria Gabriella Ferraroni nella sua presentazione di 'Fili d'erba', carsico come tanti che come Carlo Invernizzi hanno dedicato la vita alla poesia come ''coscienza coraggiosa della non certezza'', scrive sempre parlando di lui Maria Vailati fondatrice del gruppo poihsij di cui faceva parte. Ora la sua opera, lieve e intensa, stretta nella morsa dell''intimità quasi fosse un valore aulico, si rilegge tutta insieme nel bel volume che gli dedica la Nave di Teseo ad esattamente due anni dalla morte avvenuta il 20 febbraio del 2018 a Milano, dove pure era nato il 19 luglio del 1932.
    Vissuto tra Milano e Monterone, un paese di soli 30 abitanti nella provincia di Lecco, è lì che Invernizzi crea la città museo della sua idea di compenetrazione tra arte e natura. "L'uomo per la sua costituzione fisica è parte intrinseca della Natura Naturans. Il suo pensiero (mente) e il suo corpo (cervello) sono biologicamente connessi in tuttuno. Il suo tuttuno di mentecorpo è lo spaziotempo del suo divenire tra il nascere e il morire. L'arte (la poesia) è ansia noetica dell'uomo Natura Naturans in disquarcio del tuttonulla. L'arte (la poesia) ne è la superficie che accade non per volontà, ma per necessità-libertà. L'arte (la poesia) nasce direttamente in superficie. è nella superficie la sua profondità. L'arte (la poesia) nel suo accadere apre originari spazi di senso. L'arte (la poesia) inventandosi diventa linguaggio. La coscienza ne è solo strumento'', scrive nel manifesto Tromboloide e disquarciata che firma nel 1996 insieme a Gianni Asdrubali, Bruno Querci e Nelio Sonego. Al centro rimane la poesia, o meglio il suo ''fare poesia'': ''Il mio fare poesia è tentare parole sul margine dell'impossibile, dire nel prodursi di immagini sensazioni inesprimibili. La mia poesia è perciò metafora di metafore anche oscure nella visionarietà dell'alludere. Il suo manque è l'ansia incontenibile di illimite sguardo profondo inesauribile. Quando la tensione diventa insopportabile sopravvengono la rottura e le visioni che vorticano nella voragine. È il momento della danza irreprimibile che coagula le parole nel prodursi delle immagini''. Parole estreme, che ritroviamo in questo bel volume accompagnato da una completa rassegna di parole dedicate a Invernizzi e alla sua opera di ricerca. ''Vortici grandinanti/ pioggevento/ intense cupe/ d'un'estate invano bramita/ d'imperdibili pratiluce''.
    Quintessenza dell'esistenza poetica, in un volume dal corredo impeccabile che guida il lettore nell'opera poco conosciuta e non certo semplice di questo autore, che inizia a costruire il suo percorso giovanissimo, già negli anni Cinquanta, e che esordisce nel 1970 con la raccolta Nell'esistere del magma, e che si intreccia costantemente per tutta la sua vita con la passione per l'arte visiva. La sua poesia è del resto forma visiva, che trova spazio in molte mostre negli anni, quasi la poesia fosse forma di vita. (ANSA).
   

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