Guantanamo ,si apre processo secolo a 'menti' strage
Contestano Corte, 'volete solo ucciderci'. Sconfitta linea Obama
06 maggio, 19:26Correlati
di Marcello Campo
Dopo tre anni di durissima battaglia legale, sono alla fine arrivati oggi alla sbarra nella base navale di Guantanamo i responsabili dell'11 settembre, dalla mente della strage, il pachistano Khalid Sheikh Mohammed, ad altri 4 complici. L'udienza, di quello che qualcuno ha definito il 'processo del secolo', ha vissuto momenti di tensione: Mohammed s'é rifiutato di rispondere alle domande, s'é tolto le cuffie con la traduzione dell'interprete, sostenendo che il Tribunale non è legittimato a esaminare il suo caso. E uno degli imputati ha urlato alla Corte: "Volete solo ucciderci". Schermaglie procedurali che anticipano un scontro tra accusa e difesa che si annuncia lungo, e senza esclusione di colpi. Tanto che un legale di Mohammed, James Connell, ha già detto che "ci vorranno anni per arrivare a una prima sentenza, e altrettanti per svolgere l'appello". In particolare, come titola oggi il Washington Post, i giudici militari dovranno convincere una opinione pubblica piuttosto scettica, che condurranno il processo in modo corretto. I cinque si sono presentati tutti vestiti di bianco, alcuni con un turbante dello stesso colore. Per gran parte dell'udienza sono rimasti con lo sguardo basso, mentre alcuni leggevano un libro, forse il Corano. Almeno due di loro si sono inginocchiati per pregare, cosa che ha provocato un'interruzione dell'udienza. In attesa della sentenza, il processo storico a Guantanamo ha già sancito comunque un primo risultato tutto politico: è stata sconfitta la linea garantista seguita in tutti questi mesi dall'ex professore di diritto, Barack Obama. A giudicare i 'Gitmo5', così vengono chiamati i 5 terroristi accusati di essere i mandanti dei kamikaze che provocarono 2.976 vittime, sarà una corte militare e non civile, come voleva Barack. Inoltre, le udienze si tengono nel 'camp 7', una struttura supersegreta all'interno di quel carcere di Guantanamo, simbolo dell'era Bush, che l'attuale amministrazione non è riuscita a chiudere, malgrado questo fosse il primo impegno assunto da Obama appena entrato alla Casa Bianca. Per mesi, la Casa Bianca si è battuta con tutte le sue forze perché il processo si celebrasse nella corte di New York, a due passi da Ground Zero. Sarebbe stato il modo migliore per dimostrare che l'America era cambiata: che s'era messa alle spalle gli anni delle torture e dei sequestri illegali, e ora in grado di assicurare un giusto processo, un libero confronto rispettoso delle regole tra difesa e accusa, anche a chi è chiamato a rispondere di un atto di guerra in suolo americano. Ma Obama ha perso quella sfida: non solo il sindaco Bloomberg si oppose a quella scelta, dicendo che sarebbe costata 400 milioni solo per le spese della sicurezza. Ma soprattutto il Congresso si mise di traverso. I repubblicani sono perfino riusciti a inserire nell'ultima finanziaria una postilla che vieta al pentagono di usare propri fondi per trasferire i detenuti di Guantanamo sul continente. E nell'aprile del 2011, lo stesso ministro della Giustizia, Eric Holder, ovviamente malvolentieri, ha dovuto accettare la sconfitta, rinviando il caso a una Corte Militare.









