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Rita Borsellino: 'Uno schiaffo scontro Napolitano-Pm'

Sorella magistrato, passo Quirinale rischia ostacolare verita'

18 luglio, 08:25
Mostra fotografica ANSA su Falcone e Borsellino 20 anni dopo Mostra fotografica ANSA su Falcone e Borsellino 20 anni dopo
Rita Borsellino: 'Uno schiaffo scontro Napolitano-Pm'

di Franco Nicastro

"Mi sento stordita, come se fossi stata schiaffeggiata". Rita Borsellino, in un'intervista all'ANSA, usa parole schiette per dire, alla vigilia del ventennale della strage di via D'Amelio, che non condivide la decisione di Giorgio Napolitano di sollevare conflitto di attribuzione con la Procura di Palermo sull'uso delle sue telefonate casualmente intercettate.

Perché si sente "schiaffeggiata"?
"Credo che un'iniziativa del genere - risponde - non se l'aspettasse nessuno. Specie in questo momento. Siamo a un passaggio cruciale della storia del Paese: finalmente si stanno facendo sforzi enormi per capire ciò che è accaduto venti anni fa, e anche dopo. Nell'immaginario collettivo è diffusa l'impressione che la decisione del capo dello Stato si possa porre come un ostacolo alla ricerca della verità. Anche se questo non è certamente l'obiettivo del capo dello Stato, resta il fatto che si tratta di un gesto francamente inopportuno".

A cosa va riportata questa inopportunità?
"Al fatto che non si può rischiare di bloccare la giustizia in un processo di così grande rilevanza. E invece la giustizia non deve fermarsi, come pure è accaduto, in certi momenti politici ed elettorali. Va tenuto ben presente che oggi la situazione è anche peggiore che nel 1992. La crisi incalza, le istituzioni vacillano, la politica non trova le risposte necessarie".

E' questo che le provoca la sensazione di uno "schiaffo"?
"Sono stata presa alla sprovvista. Senza la piena conoscenza su ciò che è accaduto vent'anni fa è come se Paolo venga ucciso due volte. La prima volta con la sua eliminazione fisica e la seconda volta con la sua soppressione morale. Lui, che aveva un senso molto alto delle istituzioni, aveva avuto la percezione di fatti molto gravi. Ricordo ancora cosa disse la sera del 25 giugno alla biblioteca comunale: sono testimone di fatti gravi e aspetto che qualcuno mi chieda di riferirli. Nessuno lo chiamò. Ebbe la sensazione di cominciare a morire da quel momento".

Nella disputa tra Quirinale e Procura di Palermo lei sta dunque con i pm?
"Non posso essere io a dire chi abbia torto o ragione. Deciderà chi ha la competenza per farlo. Ma questa, mi spiace dirlo, non è una questione di procedure. Qui si pone una questione di sostanza. Non era il momento di sollevare il conflitto. Il ventennale delle stragi è un palcoscenico mediatico che ingigantisce ogni atto. L'opinione pubblica saprà certamente valutare le cose. Per quanto mi riguarda ne ho ricavato una brutta sensazione".

Delusa da Napolitano?
"Non abbiamo mai avuto un rapporto stretto. Una volta lo criticai quando Mastella anticipò che Bruno Contrada sarebbe stato graziato. Napolitano disse no perché sapeva che era un passo inopportuno. E non lo fece. Però ricordo con piacere quella volta in cui, in visita al parlamento regionale, venne pubblicamente ad abbracciarmi. Quella volta apprezzai il gesto ma stavolta devo dire che la penso diversamente"

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