Zaki, 'continuerò a combattere finché non tornerò a Bologna'

Lettera a fidanzata pubblicata da pagina social 'Patrick Libero'

29 luglio, 16:49

BOLOGNA - "Combatterò finché non tornerò a studiare a Bologna". Lo afferma Patrick Zaki in una lettera alla fidanzata pubblicata dalla pagina social 'Patrick Libero' e consegnata alla famiglia durante una visita nel carcere egiziano dove lo studente è detenuto. "La mia indagine è ripresa, il che potrebbe significare che un giorno andrò in tribunale e avrò un processo e questo è molto peggio di quanto mi aspettassi. Dopo un anno e mezzo, non potevo fare a meno di pensare che avrò presto la mia libertà, ma ora è chiaro che non accadrà presto", dice ancora.

"Nei nostri sogni più selvaggi - scrive ancora lo studente - non avremmo mai potuto immaginare uno scenario come questo, da quando sono partito per Bologna abbiamo fatto tanti progetti, che tu venivi a trovarmi per girare l'Italia insieme. Mi rende estremamente triste che non potrà succedere, la mia situazione sta peggiorando di giorno in giorno".

Per Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, "è uno dei messaggi più importanti in questo ormai anno e mezzo di detenzione illegale. E' un messaggio che non è stato frequente in questi 18 mesi, che guarda al futuro, che di nuovo pensa a Bologna come il punto in cui la vita di Patrick si è interrotta e dal quale vuole riprenderla. E' di grande incoraggiamento per tutti noi, è il messaggio di una persona determinata a resistere fino a quando non tornerà nel luogo scelto per studiare e per vivere".

In detenzione preventiva per 17 mesi, con pochissime udienze, ha subito maltrattamenti e persino torture, secondo i suoi legali. Per un'accusa di propaganda sovversiva e istigazione al terrorismo (che potrebbe costargli 25 anni), sulla base in particolare di una decina di post Facebook provenienti un account, che pero' Patrick afferma non essere autentico. Le sue condizioni fisiche e psichiche, nel frattempo, si sono fatte allarmanti, come denunciato piu' volte da Amnesty ed altre ong. E dalla sorella Marise, ancora piu' preoccupata perche' "sicuramente non e' stato vaccinato" contro il Covid.   

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