Elixir, integrazione in musica tra Gambia, Senegal e Italia

Esce album band multietnica che guarda all'Africa da Torino

05 luglio, 14:27

(ANSAmed) - ROMA, 05 LUG - Musicisti da Gambia, Nigeria, Senegal insieme ad artisti italiani, in una polifonia che mescola R&B, beat elettronici, afrobeat, world music e dancehall, in un percorso di condivisione dei diversi linguaggi artistici. E' questo il viaggio emozionante tra le atmosfere, i colori, e i suoni di un'Africa amata, vissuta e poi abbandonata, che parla della ricerca di un futuro migliore e racconta una storia contemporanea d'integrazione e che viene raccontato in musica in "Elixir", il primo disco della One Blood Family, la talentuosa orchestra - unica in Italia - formata da sette musicisti torinesi e sette giovani richiedenti asilo, provenienti da diversi paesi dell'Africa: Seedy, Adama, Goodness, Ebraima, Sana, Keba, Gilbert.

Musicisti non professionisti con tanta voglia di combattere, che i due producer torinesi, Gabriele Concas e Matteo Marini, insieme a Manuel Volpe e Simone Pozzi, hanno guidato sapientemente, orchestrando suoni, suggestioni e idee musicali per trasformarle in canzoni; dai laboratori musicali del centro gestito dalla Cooperativa Sociale Atypica, la casa di accoglienza che ha visto nascere il primo nucleo dell'ensemble, alle prime esibizioni dal vivo sui palchi dei festival italiani, fino all'album Elixir, prodotto dall'etichetta Black Seed Records/Egea Music con il contributo del bando Siae "Per chi crea". Gli otto brani inediti, accompagnati dal primo video del singolo Maria, sono un inno alla vita e alla bellezza della diversità nel segno dell'integrazione sociale. Canzoni che parlano di amicizia, di amore ma anche testi di denuncia contro ogni discriminazione. Nel video del singolo "Maria" spicca l'unica figura femminile, Goodness, la cantante nigeriana dalla voce potente che ricorda Lauryn Hill. Gli altri due protagonisti del video sono Adama, cantante del Gambia, poi Seedy, anche lui cantante che nella vita lavora in fabbrica. "Forget about these labels, let's just live in the moment. Memories are what we have yet". Dimentica le etichette, vivi nel presente ma consapevole del tuo passato. In queste poche parole che risuonano come un mantra in "Maria", c'è tutto il racconto della One Blood Family.

Ma soprattutto c'è la fotografia di un'Italia che esiste ma che rimane ancora nascosta nelle singole esperienze, carente di un racconto collettivo e complesso. Nel video non si vedono tutti i componenti della band, ma soltanto alcuni. Una scelta casuale, dettata dall'impossibilità di avere nello stesso giorno tutti i musicisti, ma che si è rivelata artisticamente vincente, come si legge nelle note del regista Nicolò Roberto Roccatello.

Spicca, però, la figura di Goodness Egwu, giovanissima cantante nigeriana e unica donna della band, un concentrato di grinta e determinazione con una voce sinuosa. Quando è stata invitata per la prima volta in uno studio di registrazione ha detto: "sorry, ho cantato solo sotto la doccia!". Nella vita infatti Goodness è un'attivista per difesa dei diritti civili, con AfricaArcigay e con gli Invisibili in movimento, di Aboubakar Soumahoro. Gli altri protagonisti del video sono i tre altri cantanti dell'OBF: Seedy Badjie, arrivato in Italia dalla città di Serrekunda in Gambia, che qui in Italia studia e lavora come elettricista, e Adama Ndow, che grazie all'esperienza nell'orchestra ha cominciato a lavorare come dj e ora sogna un futuro come musicista. E infine c'è Ebraima Saidy che della One blood Family ama la bellezza della condivisione, di idee e di pensieri, e dell'apprendere ogni giorno qualcosa di nuovo insieme. Ama la bici, con la quale fa anche freestyle, e crede nella necessità di uno sviluppo sostenibile dove la ricchezza sia meglio distribuita.

L'ensemble è anche composto da un vero e proprio talento del beatbox, Gilbert Dar, italiano di seconda generazione, nato a Torino da genitori ghanesi; mentre alle percussioni ci sono Sana Bayo (jembé), e Keba Ndiaje (kenkeni), che in Africa faceva il sarto e oggi realizza anche gli abiti per i live della One Blood Family. Chiudono la formazione le "quote italiane" della band: Manuel Volpe (basso, farfisa, synth bass) e Simone Pozzi (batteria e percussioni), che con l'esperienza della Rhabdomantic Orchestra, hanno fatto del mix di stili, generi e tradizioni musicali, la loro cifra stilistica. E Gabriele Concas (electronics) e Matteo Marini (electronics), conosciuti per il loro progetto The Sweet Life Society, con il quale hanno fatto il giro dei più noti festival in Italia e all'estero, che hanno curato gli arrangiamenti dell'album.

Superando confini geografici e frontiere musicali Concas, Marini, Volpe e Pozzi, sono i timonieri di questo viaggio, marinai esperti nell'indicare le giuste rotte, raccogliendo le suggestioni dei ragazzi, i suoni e le voci che provengono dalla loro storia. La storia di chi ha trovato nella musica il linguaggio adatto ad esprimere speranza, per conquistarsi uno spazio in un "mondo nuovo", non sempre pronto ad accogliere.

(I sette musicisti africani della One Blood Family. Photo: UFFICIO STAMPA GDG PRESS) (ANSAmed).

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