Giornalisti Med, una giornata su diritti umani e conflitti

Al Festival le guerre dimenticate e lo stallo Israele-Palestina

01 settembre, 11:45

(ANSAmed) - OTRANTO, 01 SET - La seconda giornata della tredicesima edizione del Festival Giornalisti del Mediterraneo (di cui ANSAmed è media partner), domani 2 settembre, sarà dedicata a uno dei temi che la rassegna ha sempre avuto a cuore: quello relativo ai conflitti che dilaniano il mondo - e in particolare il Mediterraneo - e al dialogo possibile.

Si parte alle 20.30, sempre a Largo di Porta Alfonsina, con il dibattito "Diritti umani, i genocidi dimenticati. Le testimonianze e il racconto dei media", al quale prenderanno parte Cuno Tarfusser, sostituto procuratore generale presso la Corte di Appello di Milano; Zouhir Louassini, Rai News 24; Irvin Mujcic, sopravvissuto al genocidio di Srebrenica (Sarajevo); Olive Wema, sopravvissuta al genocidio in Ruanda; Alessandro Monteduro, direttore della Fondazione pontificia "Aiuto alla Chiesa che Soffre". Modera Francesca Ambrosini, Italia 1.

"Noi ruandesi", spiega Olive Wema, "siamo un popolo che forse pochi conoscono, ma su cui si dovrebbe invece approfondire. Non per gloria, ma per il dolore che ci ha fortificato dopo la guerra civile, denominata 'Genocidio 1994', che ha devastato la nostra società. La tremenda vicenda ha segnato tutto il nostro popolo per sempre. Mi chiedo come mai nessuno ne parli. Forse perché è successo in un altro continente? L'unica cosa che desidero attualmente è sensibilizzare la popolazione italiana su questo argomento, raccontando la mia storia".

A seguire, il dibattito "Israele e Palestina, pace e conflitti.

Il dialogo possibile" con Zouhir Louassini, Rai News 24; Renato Coen, Sky Tg24; Gaja Pellegrini Bettoli, giornalista esperta di Medio Oriente e Stati Uniti Modera Patrizio Nissirio, ANSA.

"La questione israelo-palestinese", osserva Zouhir Louassini, "è una questione molto complessa e difficile da analizzare, poiché la chiave per individuare le possibili soluzioni è ormai lasciata nelle mani dei gruppi più fanatici di entrambi i popoli. Ciò significa due modi diversi e contrapposti di vedere il futuro, e di fatto l'impossibilità di praticare il dialogo, poiché l'unica via che emerge è quella di obbligare l'altro ad accettare la propria versione della Storia. Bisognerebbe invece tornare allo spirito di Rabin, tornare a credere che il futuro di Israele sia all'interno di un contesto geopolitico nel quale gli arabi ci sono e sono ovunque. E allora occorrerebbe un compromesso, cedere un po' con l'obiettivo di individuare una soluzione, poiché immaginare che la forza possa risolvere una situazione così complessa significa non avere coscienza di cosa sia la Storia".

Per ragioni di sicurezza sanitaria gli ingressi all'area riservata saranno contingentati. L'accesso per seguire i dibattiti è gratuito, non serve prenotarsi ma è obbligatorio esibire il green pass. (ANSAmed).

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