Spagna: sciopero e ultimatum a governo, ma riforma va avanti

Cortei e adesione 77%, domani Governo approva finanziaria

29 marzo, 19:58

Corteo contro la riforma del lavoro a Valencia Corteo contro la riforma del lavoro a Valencia

(di Paola Del Vecchio) (ANSAmed) - MADRID - Innalzando cartelli con la scritta 'Chiuso per sciopero' e 'giù le mani dai diritti dei lavoratori', la grande manifestazione contro la riforma del lavoro, che vede alla testa i rappresentanti delle centrali sindacali, ha invaso nel tardo pomeriggio di oggi il centro di Madrid e il km zero della protesta, la Puerta del Sol. Una dimostrazione di forza al termine della giornata di sciopero generale, la prima contro il governo conservatore di Mariano Rajoy, l'ottava dall'inizio della democrazia in Spagna, che ha paralizzato il Paese, con una serrata delle aziende nei Paesi Baschi, picchetti all'ingresso dei mercati generali di Madrid, Barcellona e Murcia, serrate dei negozi e moltitudini in piazza a Siviglia, Valencia, Toledo, Valladolid, Santander, mentre l'Alhambra di Granada, il monumento più visitato del Paese, per la prima volta non ha aperto le porte per lo sciopero del personale. Minore l'incidenza dell'astensione dal lavoro nella pubblica amministrazione, nel commercio e nelle scuole, mentre nei trasporti e nella sanità sono stati rispettati i servizi minimi garantiti dai sindacati.

Tensione a Barcellona, dove a margine del corteo si sono registrati episodi di violenza con cariche di polizia, dopo i gravi incidenti che hanno segnato in mattinata la protesta, lungo la Diagonal e nel centrale Paeso de Gracia. Episodi isolati, secondo il ministero degli Interni. Una sessantina in tutto i fermi, nell'intero Paese, una decina i feriti. Per i segretari delle due centrali sindacali, Comisiones Obreras e Union General de Trabajadores, Ignacio Fernands Toxo e Candido Mendez, e' stata "un successo" l'adesione media del 77% allo sciopero, superiore all'ultima mobilitazione contro le misure anti-deficit del governo Zapatero del settembre 2010. Quanto basta per lanciare al governo l'ultimatum per aprire i negoziati sulla riforma del lavoro da qui al prossimo 1 maggio, per evitare una recrudescenza della protesta. Allo stesso modo, hanno assicurato, che esamineranno con la lente di ingrandimento la finanziaria lacrime e sangue che l'esecutivo si appresta ad approvare domani, che prevederà nuove misure e tagli della spesa pubblica di ulteriori 30 miliardi di euro, per rientrare nell'obiettivo di stabilità imposto da Bruxelles del 5,3% del Pil nel 2012. Fra l'incudine di Bruxelles e il martello della protesta sociale in crescendo, il governo di Rajoy ha insistito sulla "normalità democratica dello sciopero". Attraverso il ministro del Lavoro, Fatima Bañez, ha assicurato della volontà di negoziare "fino all'estenuazione" eventuali "miglioramenti della riforma in sede parlamentare". Ma ha avvertito che "le parti portanti non saranno cambiate, perché pongono le basi della futura creazione di impiego nel nostro paese". Il ministro ha ribadito che "l'agenda riformista del governo è inarrestabile", perché l'obiettivo è "dare opportunità ai 5,2 milioni di disoccupati", con oltre un giovane su due senza lavoro. Si tratta della seconda riforma strutturale del settore in meno di due anni, dopo quella approvata dal governo Zapatero, ma per ammissione stessa dell'esecutivo di Rajoy, provocherà ulteriori 640.000 disoccupati, portando il tasso di disoccupazione al record del 24,3% della popolazione attiva, secondo le previsioni per il 2012.(ANSAmed).

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