Francia: l'Emiro del Qatar si compra anche le banlieue

Governo accetta aiuto periferie disastrate. Le Pen furiosa

25 settembre, 09:58

Il presidente francese Francois Hollande (d) con l'emiro del Qatar Sheikh Hamad bin Khalifa al-Thani, in un incontro all'Eliseo il 22 agosto 2012 Il presidente francese Francois Hollande (d) con l'emiro del Qatar Sheikh Hamad bin Khalifa al-Thani, in un incontro all'Eliseo il 22 agosto 2012

(di Paolo Levi) (ANSAmed) - PARIGI - Il Qatar parte in soccorso delle banlieue francesi. Il ricco emirato affacciato sul Golfo persico, che in Francia ha acquistato praticamente di tutto - dal calcio, con il Paris Saint-Germain, fino ai lussuosissimi alberghi di Parigi o della Costa azzurra e ad alcune grandi aziende transalpine quotate in borsa - è finalmente riuscito a ottenere dal governo francese il via libera per creare un fondo speciale per le periferie della Francia.

Una vicenda controversa, che ha inizio quasi un anno fa, lo scorso novembre, quando un'associazione di rappresentanti locali (Aneld), bussa alla porta del potentissimo emiro al-Thani per chiedergli di investire nelle periferie, che accolgono un altissimo tasso di immigrati. Il loro ragionamento è semplice: visto che la Francia non si prende cura dei quartieri popolari, qualcun'altro di più ricco può farlo al posto suo.

"Ritieniamo che l'inazione dei poteri pubblici nelle banlieue sia criminale", deplorava all'epoca, Kamel Hamza, presidente dell'Aneld e consigliere municipale de La Courneuve, un quartiere difficile della banlieue settentrionale di Parigi. "Il tasso di disoccupazione giovanile in alcune zone urbane sensibili raggiunge il 40%. E' urgente sviluppare il tessuto economico. Non vedo perché il Qatar non possa aiutarci".

L'emiro di Doha non ci pensa un momento e già a dicembre annuncia un pacchetto di 50 milioni di euro per finanziare progetti ideati dagli abitanti delle banlieu. Ma la decisione choc non piace a molti politici francesi, di destra e di sinistra, che vedono in questo gesto una sorta di affronto alla sovranità nazionale della Francia. Così - e siamo a marzo - l'allora presidente Nicolas Sarkozy, in piena corsa elettorale per un secondo mandato all'Eliseo, decide di temporeggiare e fa congelare il fondo.

Le trattative ricominciano a maggio, dopo l'elezione dell'attuale presidente Francois Hollande. Ma questa volta su un altro tono: il fondo di 50 milioni - decide la nuova amministrazione socialista - resta, ma servirà a finanziare piccole e medie imprese che non verranno scelte direttamente dagli emiri, ma da un ventaglio di progetti selezionati dal governo francese.

Per l'Aneld, è un vero e proprio affronto: "Ma come? Siamo stati noi ad andare a cercare i soldi del Qatar, e ora vogliono levarceli. E' vergognoso". Tanto più che l'annuncio del fondo fa nascere folli speranze in banlieue. "Abbiamo ricevuto centinaia di progetti di giovani imprenditori che hanno visto la chance della loro vita", racconta Kamel Hamza, citato da Liberation. Così, alla fine, il ministro delle attività produttive, Arnaud Montebourg, decide giovedì scorso di fare marcia indietro e annuncia di riprendere l'idea iniziale, aggiungendo però una partecipazione dello Stato. Il fondo salva-banlieue godrà di un contributo totale di 100 milioni di euro, che in grande maggioranza arriveranno dal Qatar.

"E' già Natale!", esultano all'Aneld. Mentre ruggisce la leader dell'estrema destra Marine Le Pen: "Con la riattivazione di questo fondo, Montebourg dimostra che il nostro Paese è in vendita alle monarchie del Golfo. Monarchie che sostengono,tra l'altro, ovunque nel mondo, l'islamismo radicale e la jihad", accusa la leader del Fronte Nazionale, sottolineando che "questi investimenti non hanno nulla di umanitario, ma sono politici e religiosi. Accettarli è un grande errore politico, che domani metterà a rischio la nostra indipendenza non solo sul nostro territorio ma anche al livello internazionale". (ANSAmed).

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