Siria: 'decreto' Stato islamico, infibulazione per tutte le donne

Pratica è da tempo sconfessata da massima autorità sunnita

23 luglio, 13:34

Due donne siriane (archivio) Due donne siriane (archivio)

(ANSAmed) - BEIRUT - Tutte le donne dello Stato islamico, che si estende da Aleppo in Siria a Mosul in Iraq, devono subire l'infibulazione. Lo prevede un "decreto" promulgato dall'autoproclamato "Califfo" Abu Bakr al Baghdadi ma la cui autenticità non può essere verificata.

Il decreto è datato 21 luglio e ha le insegne dello Stato islamico ad Aleppo, nella regione di Azaz, a nord della metropoli siriana settentrionale. Il testo, che presenta numerosi errori tipografici, si basa su presunti detti attribuiti al Profeta Maometto, ma le fonti usate non sono quelle solitamente citate per sostenere la validità della tradizione profetica.

Il testo afferma che "per proteggere lo Stato islamico in Iraq e nel Levante e nel timore che il peccato e il vizio si propaghino tra gli uomini e le donne nella nostra società islamica, il nostro signore e principe dei fedeli Abu Bakr al Baghdadi ha deciso che in tutte le regioni dello Stato islamico le donne debbano essere cucite".

Nei giorni scorsi si era diffusa la notizia - poi non confermata da attivisti del posto - che una donna fosse stata lapidata a Raqqa, città da tempo sotto controllo delle milizie dello Stato islamico, perchè accusata di adulterio.

Proprio ieri si è svolto a Londra un summit promosso dall'Unicef contro le mutilazioni genitali femminili e per i diritti delle donne. Il fenomeno delle mutilazioni, diffuso anche in Africa e in particolare in Egitto, deriva da tradizioni conservatrici ma - come confermato già da anni anche dal grand imam di Al Azhar, la massima autorità teologica sunnita - non trova fondamento nella dottrina islamica.

Dal dibattito di Londra è emerso che fino a 700 milioni di donne nel mondo sono costrette a matrimoni forzati. Di queste, 250 milioni sono obbligate a sposarsi prima di aver compiuto 15 anni. Le mutilazioni genitali si stanno diffondendo però anche nelle comunità immigrate in Europa. Si calcola per esempio che fino a 137mila ragazze in Inghilterra e Galles vi siano state sottoposte. 

In Siria la guerra dimenticata, 170 mila morti in tre anni

Oscurata dalla guerra a Gaza, la guerra dimenticata nella vicina Siria ha mietuto nelle ultime 24 ore più di 200 uccisi, tra cui una cinquantina di civili. E nelle ultime tre settimane, dall'inizio del conflitto nella Striscia, gli uccisi della mattanza siriana sono stati più del doppio di quelli caduti nel territorio palestinese.

Oggi sei bambini appartenenti alla stessa famiglia sono rimasti uccisi oggi in un raid delle forze governative su un quartiere di Aleppo, nel nord della Siria, controllato dai ribelli. Lo riferisce l'ong Osservatorio nazionale per i diritti umani (Onlus) precisando che l'attacco è stato compiuto sul quartiere orientale di Sakhur da un elicottero che ha sganciato alcuni barili bomba.

Finora, in circa tre anni e mezzo di violenze, secondo bilanci non ufficiali in Siria sono morte più di 170.000 persone, più di quante ne sono state uccise durante 15 anni di guerra civile libanese (1975-90).

Secondo il Centro di documentazione delle violazioni in Siria (Vdc), dalla fine di giugno a oggi, 1.348 persone sono state uccise nelle violenze nel Paese. I bilanci dei morti a Gaza sono di oltre 600 uccisi nello stesso periodo. Il Vdc, che si avvale di una fitta rete di ricercatori sul terreno e che dal 2011 documenta con precisione le vittime e le circostanze della loro morte, e include nelle sue liste anche i membri delle forze fedeli al presidente siriano Bashar al Assad.

 Questo mentre dal terreno continuano a giungere notizie di scontri armati tra i diversi fronti, di incessanti bombardamenti aerei dell'aviazione del regime contro zone solidali con la rivolta e di spari di colpi di mortaio da parte di insorti contro zone controllate dalle forze lealiste. I teatri più caldi rimangono la periferia di Damasco, la regione di Aleppo, quelle di Idlib, Daraa, Dayr az Zor, Hama. 

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