Migranti: rotta verso Spagna diventa la più letale al mondo

Oltre 235 morti o scomparsi nel Mediterraneo, secondo dati OIM

04 giugno, 17:27

(di Paola Del Vecchio)

MADRID - Non si ferma l'emergenza umanitaria degli sbarchi in Andalusia, mentre la rotta migratoria del Mediterraneo occidentale verso la Spagna è diventata la più letale del mondo, con 235 morti o scomparsi in mare da inizio anno al 27 maggio scorso. Stando ai dati dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), citato da El Pais, la cifra supera il totale dei quattro anni precedenti ed è destinata ad aumentare. Dietro i numeri, storie di vite spezzate, di uomini e donne in fuga da violenza e povertà estrema, tanti i bambini inghiottiti nelle acque del Mediterraneo. I morti e dispersi lungo la rotta occidentale diretti alle coste iberiche sono oltre la metà del totale complessivo di vittime, 660 migranti, che l'organizzazione delle Nazioni Unite calcola abbiano perduto la vita nel Mediterraneo dall'inizio dell'anno. L'Andalusia è la porta di entrata principale, con l'arrivo di 3.400 migranti nel solo mese di maggio, pari al 92% in più dello scorso anno, quando in totale sbarcarono 7.376 extracomunitari nella regione. E ieri altre 33 persone di origini subsahariane, su 4 imbarcazioni, sono state tratte in salvo al largo di Tarifa dai mezzi del Soccorso marittimo. Gli arrivi continui hanno portato al limite la capacità dei centri di soggiorno temporaneo della regione meridionale e in varie località sono state allestite strutture di emergenza per alloggiare i migranti, informano fonti della locale prefettura. Il prefetto Antonio Sanz stima che dall'inizio dell'anno sono stati 6.987 gli immigrati salvati su 279 barconi o imbarcazioni di fortuna al largo delle coste andaluse. Oltre 300 persone negli ultimi giorni. Non trovano posto nei commissariati, dove restano un massimo di 72 ore per l'identificazione, né nei Centri di internamento per Stranieri (Cie), dove possono restare rinchiusi due mesi al massimo, mentre sono avviate le pratiche di espulsione. Ma la situazione preoccupa al di là delle frontiere iberiche.
Sebbene, infatti, i flussi migratori complessivi attraverso il Mediterraneo siano in diminuzione, con 30.300 persone conteggiate dall'Oim dall'inizio dell'anno, a fronte delle 62.219 dello stesso periodo del 2017, gli sbarchi in Spagna sia attraverso il Mare di Alboran che lo Stretto di Gibilterra, continuano ad aumentare, assieme ai rischi di incontrare la morte lungo il cammino. Il punto più critico della frontiera sud d'Europa, il tratto di 14 chilometri dello Stretto, che separa l'Africa dal contenente europeo. Ma anche la pressione migratoria sulle enclavi iberiche in nord Africa di Ceuta e Melilla è in aumento, secondo le autorità di frontiera, a causa del ritorno dei flussi da Mauritania, Senegal, Guinea Conakry o Sierra Leone sulla rotta occidentale, che era stata abbandonata negli anni scorsi, per quella centrale, attraverso la Libia. Un cammino quest'ultimo attualmente più vigilato, come attesta la il ritorno di 6.642 migranti alle coste della Libia da parte della guardia costiera locale, registrato dall'Oim. In Spagna, aumenta anche la preoccupazione per la saturazione nei Paesi di transito, come Marocco e Algeria "soci nella lotta contro l'immigrazione illegale" - ricordano le fonti - costretti a far fronte a flussi umani importanti e a convertirsi a loro volta in paesi di accoglienza o destinazione, con l'aggravio che questo comporta per le precarie economie.

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