Archeologia: Grecia, nuove ricerche al largo di Antikythera

Tra tesori nave affondata nella zona primo computer al mondo

13 ottobre, 10:43

Nuova missione di ricerca archeologica marina al largo di Antikythera, in Grecia, dove tra il 60 e il 50 a.C. naufragò una nave carica di opere d'arte Nuova missione di ricerca archeologica marina al largo di Antikythera, in Grecia, dove tra il 60 e il 50 a.C. naufragò una nave carica di opere d'arte

(di Demetrio Manolitsakis) (ANSAmed) - ATENE, 13 OTT - 'Epistrofì sta Antikythira' (Ritorno ad Antikythera) è il nome dato ad una nuova missione di ricerca archeologica marina organizzata dalla Sovrintendenza greca delle Antichità marine e dall'Istituto Oceanografico del Massachusetts (Usa) nella zona dove oltre 2.000 anni fa - tra il 60 e il 50 a.C. - naufragò una nave carica di opere d'arte tra cui la nota statua di Efebo datata fra il 340-330 a.C. e una Testa di Filosofo che risalirebbe al 241 a.C. "Un vero e proprio museo navigante dell'epoca con un carico prezioso", come Angeliki Simosi, direttrice della Sovrintendenza delle Antichità marine, ha definito il carico del relitto parlando con l'edizione domenicale di To Vima. A suo parere, infatti, quelle trovate a bordo della nave erano tutte opere d'arte rubate e destinate a decorare le ville di ricchi romani. Cominciata il 15 settembre, la prima fase della ricerca si è conclusa il 7 ottobre con la localizzazione e il recupero di diversi reperti tra cui una lancia di bronzo proveniente probabilmente da una statua, un anello di bronzo incastrato in un chiodo di rame che potrebbe essere stato fissato ad una parte in legno della nave. Inoltre è stato riportato in superficie un frammento di lamina di piombo proveniente dal rivestimento della carena del natante, una parte dell'ancora, un pezzo di ferro che forse apparteneva a un letto ed una brocca quasi intatta. Il recupero è stato possibile grazie all'uso, per la prima volta nelle ricerche archeologiche sottomarine in Grecia, di una nuovissima tuta per le immersioni: la 'Exosuit' che - a detta di Angeliki Simosi - "è l'ultima novità della tecnologia, uno strumento ideale per le ricerche del 21.mo secolo". In realtà la Exosuit è una sorta di scafandro che pesa più di 200 chili, assomiglia alla tuta indossata dagli astronauti e permette la permanenza in immersione per molte ore.

Un dato che rende ancora più interessante la ricerca in corso è la possibile esistenza di un secondo relitto che si troverebbe a circa 200 metri di distanza, ma per ora le condizioni del mare non hanno permesso ai sommozzatori di scoprire qualcosa di più.

In base però al modello tridimensionale sviluppato dai ricercatori e con le osservazioni sul posto condotte dai sub, sarebbe stato individuato un gran numero di anfore disposte in ordine, cosa che conforterebbe l'ipotesi della presenza dei resti di una seconda nave. E' stata inoltre riscontrata l'esistenza di una serie di cumuli di fango che, secondo gli esperti, potrebbero nascondere oggetti metallici come rilevato dai 'metal detector'. "Non è ancora chiaro se si tratta di una seconda nave naufragata nello stesso periodo quasi nello stesso punto oppure se i reperti localizzati si possono collegare a un'unica nave", ha detto Angeliki Simosi.

I primi reperti furono riportati in superficie tra il 1900 e il 1901 e tutti gli altri molto più tardi - nel 1976 - con l'appoggio della nave oceanografica Calypso dell'esploratore e scienziato francese Jacques-Yves Cousteau. Tra questi fu recuperato il famoso "meccanismo di Antikythera", considerato il più antico computer mai realizzato al mondo, di cui si spera adesso di ritrovare le parti mancanti. La storia cominciò per caso 114 anni fa, quando un gruppo di pescatori di spugne fu costretto a causa del mare agitato a fermarsi sull'isola di Antikythera per aspettare il ritorno del bel tempo. Era il 4 aprile del 1900, Martedì Santo della Pasqua ortodossa, quando uno dei pescatori - Ilias Lykopantis - si tuffò in acqua in cerca di spugne. Arrivato senza bombole ad una profondità di circa 50 metri, l'uomo si trovò di fronte al relitto con il suo prezioso carico sparso tutt'intorno.

(ANSAmed).

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