(di Virginia Di Marco) (ANSAmed) - ROMA, 1 OTT - "I rapporti tra Italia e Arabia saudita hanno importanti margini di crescita. Ma serve un governo italiano credibile". Cosi' il professor Roberto Aliboni, Consigliere scientifico dell'Istituto Affari Internazionali (Iai) ed esperto di rapporti tra Paesi mediorientali ed Europa, fotografa lo stato dei rapporti tra Italia e Arabia Saudita, mentre si celebrano a Roma gli 80 anni dall'instaurazione di relazioni diplomatiche tra i due Paesi. "Fino alla Seconda Guerra mondiale le relazioni tra Italia e Arabia saudita sono state molto importanti. Successivamente al conflitto, sono rimaste buone, ma non di importanza primaria".
Prima della guerra, ricorda Aliboni, "l'Italia era una grande potenza, aveva colonie dall'altra parte del Mar Rosso e conduceva una politica competitiva con la Gran Bretagna anche in Arabia Saudita. C'erano consuetudini politiche rilevanti, accompagnate da rapporti industriali significativi: l'Italia aveva in Arabia Saudita una scuola per piloti militari e vendeva ai sauditi i suoi aerei". Con la fine della guerra, la fine delle colonie e l'avvento di un Paese diverso, tutto questo viene meno. "Tuttavia - sottolinea Aliboni - i rapporti tra Roma e Riad sono cresciuti progressivamente, soprattutto per motivi economici. Attualmente, nel regno c'è una solida presenza di imprese italiane medie e di alcune grandi imprese, come l'Eni. Rapporti importanti esistono anche con Finmeccanica, sempre a causa del commercio delle armi". E dal punto di vista delle relazioni militari? "L'Italia non è in grado di competere su questo fronte con colossi come Stati Uniti, Francia, Germania, Gran Bretagna; però abbiamo un posto del tutto onorevole. E certamente io credo che i festeggiamenti in corso, più che essere meramente celebrativi, avranno anche una funzione promozionale, che sarebbe molto opportuna", dice Aliboni. "Consolidare le relazioni strategico-politiche è molto importante soprattutto in un'ottica di alleanze. Per esempio, riguardo al conflitto in Siria, non è che l'Italia abbia un ruolo specifico tale che possa imbastire un'azione italo-saudita sul conflitto civile siriano. Però nell'ambito di contesti più ampi, come quello europeo e quello atlantico, certamente l'Italia potrebbe avere un ruolo nel proporre con l'Arabia Saudita azioni di carattere regionale su tutte le questioni oggi aperte nella regione mediorientale". Anche dal punto di vista finanziario non ci sono scambi importanti come quelli tra Riad e Parigi, Londra o New York: "Abbiamo bisogno di investimenti da parte dell'Arabia saudita, di partecipazioni; credo che le celebrazioni per gli 80 anni di rapporti tra i nostri due paesi sia un momento di attivazione in questo senso. Associazioni e imprenditori hanno l'occasione di prendere nuove iniziative, stimolate dalle istituzioni italiane.
Un margine di crescita c'è senz'altro, almeno in teoria. Ma serve un governo credibile agli occhi dei sauditi, prudentissimi nei loro passi. Se l'Italia avrà un governo stabile e affidabile, l'Arabia Saudita ha grosse disponibilità a migliorare le relazioni bilaterali. Però non si deve pensare che i sauditi facciano beneficenza". Sul fronte dei diritti umani e civili i due Paesi sono lontanissimi. "L'Italia, come tutti gli altri paesi dell'Unione europea, lascia che a parlare su questo sia l'Ue, così i rapporti bilaterali possano continuare al di là di questo argomento specifico, che ogni volta che viene sollevato incontra da Riad un categorico diniego".(ANSAmed).


