Libri: Acconcia, l'Egitto di Sisi una 'democrazia militare'

'Fratellanza al potere una farsa per dimostrarne incompetenza'

24 novembre, 18:59

La copertina dell'ultimo libro di Giuseppe Acconcia, 'Egitto. Democrazia militare' La copertina dell'ultimo libro di Giuseppe Acconcia, 'Egitto. Democrazia militare'

(di Luciana Borsatti) (ANSAmed) - ROMA, 24 NOV - Il presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi - proprio oggi in Italia - è l'ex generale, esponente del Consiglio supremo delle forze armate (Scaf), che fu "corresponsabile delle morti di circa mille egiziani nei 18 giorni di occupazione di Piazza Tahrir (2011)", oltre che "ideatore del massacro di Rabah al-Adaweya (2013) e coinvolto nelle morti dei mesi precedenti alle elezioni presidenziali del maggio 2014". Non usa mezze parole Giuseppe Acconcia, giornalista e ricercatore specializzato in Medio Oriente, nelle pagine d'apertura del suo ultimo libro "Egitto. Democrazia militare" (Edizioni Exorma, pp. 240, 14 euro). Un libro che non nasconde le convinzioni dell'autore, e che parte proprio dalle cronache dell'ultimo anno - dalla deposizione del presidente islamista Mohammed Morsi il 3 luglio 2013, definita senza riserve dall'autore un colpo di stato militare - per ripercorrere prima i tragici eventi che ne seguirono (il massacro di Rabaa al-Adaweya e la repressione dei suoi seguaci) e poi, a ritroso, le vicende innescate dalla rivolta del 2011. "Dopo il 25 gennaio 2011 - ricostruisce l'autore - i militari hanno optato (...) prima per l'intervento diretto in politica dello Scaf e poi per un anno di farsa in cui hanno portato allo scoperto il lato oscuro della Stato: la Fratellanza musulmana, con lo scopo di dimostrare a tutti che si tratta solo di 'terroristi incompetenti'". E poi, prosegue, hanno fatto della legge anti-proteste (quella che ha spedito in carcere anche i primi rivoluzionari anti-Mubarak) "il principale strumento di controllo a lungo termine". Tanto che, precisa citando il sito indipendente Mada Masr, "sono 41 mila le persone arrestate in Egitto dal giorno del colpo di Stato militare del 3 luglio", fra cui 926 minori e 166 giornalisti, mentre secondo varie Ong "sono oltre duemila le persone scomparse il 14 agosto 2013", fra i partecipanti ai sit-in di protesta al Cairo.

"Solo la contestazione del ruolo politico dell'esercito - sottolinea Acconcia - può riportare in vita le aspirazioni rivoluzionarie. Questo potrà avvenire forse con la trasformazione della Fratellanza da pilastro dello Stato a movimento rivoluzionario". Di quei Fratelli Musulmani cioè che, dopo aver vinto le elezioni del 2012, "sono stati fermati prima con lo scioglimento del Parlamento eletto (da parte della magistratura, ndr), poi "impedendo all'ex presidente Morsi di governare" e infine appunto con il 'golpe' del 3 luglio e il massacro del 14 agosto: atti che hanno riportato l'Egitto "all'autoritarismo in nome del finto ritorno alla rivoluzione di Gamal Abdel Nasser e degli ufficiali liberi del 1952, che fu anch'esso un golpe", e "alla totale arbitrarietà dell'elite militare, connivente con la polizia e giudici".

Parole, quelle di Acconcia, che riportano in primo piano le tante questioni irrisolte del mondo arabo post-2011: dal nodo del consenso popolare di cui l'uomo forte Sisi ha pur goduto e gode tuttora in Egitto, al 'terrorismo' di ieri (quello evocato nelle piazze e nelle strade della protesta islamista) ed ai terrorismi di oggi: nel Sinai e negli scenari di tanti attentati in aree urbane, quasi serpenti usciti dal vaso di Pandora per intrecciarsi nel vasto fronte che si sta estendendo dall'Iraq alla Siria, dalla Libia allo Yemen. Ma il libro-reportage di Acconcia non è solo pane per i denti degli analisti politici. Oltre al filo rosso della sua personale chiave interpretativa, vi si trova infatti una miniera di scorci diversi su un Paese che ha tante anime: dai suoi milioni di sufi ai salafiti radicati nelle aree rurali, dai movimenti operai delle città industriali alla povera gente di Assiut, dall'oasi di Siwa, ora pericolosamente vicina al confine libico, agli abitanti delle tombe di Qarafa o 'città dei morti', fino agli Zebelin, i raccoglitori di rifiuti che abitano un derelitto quartiere della capitale. E sta proprio in questo quadro composito, che riflette la complessità di un enorme Paese quale l'Egitto, uno dei motivi di interesse del libro. (ANSAmed).

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