Crisi: Grecia verso le elezioni più cruciali di ultimi decenni

Le difficili sfide del nuovo governo che uscira' dalle urne

24 aprile, 15:30

(di Demetrio Manolitsakis). (ANSAmed) - ATENE, 24 APR - In un ambiente economico europeo che va peggiorando giorno dopo giorno, la Grecia si avvia verso le elezioni legislative piu' cruciali degli ultimi decenni, elezioni gia' definite ''le piu' decisive dalla caduta del regime dei colonnelli (1974) sino ad oggi''. I motivi sono diversi: oltre a quello principale che riguarda la permanenza o meno della Grecia nell'eurozona, c'e' anche quello che riguarda il sistema politico del Paese. Infatti, secondo tutti i piu' recenti sondaggi d'opinione, il risultato delle elezioni del 6 maggio cambiera' radicalmente lo scenario politico della Grecia, raggiungendo un'obiettivo che la mancanza di una legge elettorale piu' equa (e del resto mai voluta dai due partiti maggiori) sinora non aveva consentito: la fine del bipartitismo e la formazione di una nuova cultura politica circa il modo di governare un Paese moderno. Venerdi' scorso - per legge ultimo giorno utile per la pubblicazione di sondaggi d'opinione - sono stati resi noti i risultati di sei di tali inchieste. Tutte e sei hanno confermato che nel nuovo Parlamento non saranno piu' rappresentati cinque partiti ma probabilmente 10, il che dimostra che l'unica possibilita' per governare la Grecia sara' formare un governo di coalizione. Ma i sondaggi hanno rilevato anche una forte contraddizione che caratterizza il corpo elettorale: nonostante la maggioranza degli elettori (circa il 75%) si dica convinta di volere un governo di coalizione fra i due maggiori partiti (Pasok, socialista, e Nea Dimocratia, centro destra) - che garantirebbe la permanenza della Grecia nell'eurozona - nello stesso tempo afferma che non votera' per essi bensi' a favore dei partiti che si dichiarano contro il Memorandum. Intanto, a causa proprio di questa incertezza, con ogni probabilita' sara' rinviato forse a giugno l'avvio dei controlli sull'attuazione del piano per il risanamento dell'economia greca da parte della troika programmati per la meta' di maggio. Non si esclude invece una breve visita, immediatamente dopo la formazione del nuovo governo, di Poul Thomsen, responsabile del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) per il programma della Grecia, per una prima valutazione della situazione.

A prescindere comunque dall'esito delle elezioni - e in un clima in cui le condizioni economiche e sociali peggiorano ogni giorno a causa di una recessione che dura ormai da cinque anni - il nuovo governo sara' chiamato ad approvare un piano economico a medio termine che prevedera' tagli per 11,5 miliardi di euro per il biennio 2013-2014. In piu' - come avverte Poul Thomsen - se non sara' combattuta l'evasione fiscale, si dovranno prendere ulteriori misure che riguarderanno tagli forse anche notevoli ai sussidi sociali. Non c'e' dubbio che, dopo il voto, si aprira' un nuovo periodo di tagli agli stipendi nel settore privato sotto la pressione della troika che continua a porre il problema della riduzione del costo del lavoro. Gia' alcune banche, oltre a diverse imprese del turismo e del commercio, hanno cominciato a ridurre gli stipendi con la firma di nuovi contratti fra aziende e impiegati. ''Con le nuove misure ci sara' una riduzione media degli stipendi dell'ordine del 22-23%'', ha detto il segretario dell'Agenzia degli Ispettori del Lavoro Michalis Halaris. ''Una riduzione che nel 2012 potra' toccare il 25%'', ha aggiunto. Per quanto riguarda il settore pubblico, il nuovo governo dovra' procedere subito a tre importanti riforme: chiusura o fusione degli enti statali inutili, riorganizzazione dei servizi di tutti i ministeri con l'abolizione del 40% delle strutture esistenti e licenziamenti dei dipendenti statali in eccesso.

Fino ad oggi sono stati licenziati circa 10.000 lavoratori, mentre entro la fine del 2012 ne dovranno essere licenziati in tutto 15.000. In base al Memorandum n. 1, entro la fine del 2015 dovranno essere licenziati in tutto 150.000 dipendenti statali considerati dalla troika in eccesso. Un altro punto su cui la troika non sembra disposta a fare passi indietro e' quello della ristrutturazione dei servizi pubblici. Per far cio', il nuovo governo dovra' procedere all'abolizione di almeno 120 enti in cui lavorano circa 8.000 persone tramite la procedura della valutazione del personale. Per non parlare di tutto cio' che e' rimasto in sospeso come la riforma del sistema fiscale, le privatizzazioni delle imprese a partecipazione statale e la liberalizzazione delle professioni chiuse. (ANSAmed).

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