Gaddur, la sovranità della Libia va difesa

Ex-ambasciatore a Roma candidato contro le ingerenze straniere

22 novembre, 17:07

(di Rodolfo Calò) (ANSAmed) - IL CAIRO, NOV 22 - Non fa nomi di Stati o capitali, Hafed Gaddur. Ma l'ex ambasciatore libico in Italia che nelle ultime ore si è candidato per le affollate elezioni presidenziali libiche non ha dubbi: precondizione del rilancio economico della Libia, la difesa della "sovranità della Libia" dalle "ingerenze di tanti Paesi stranieri" dovrà essere la prima preoccupazione di qualsiasi futuro capo di Stato libico.

Una carica, ha notato Gaddur in dichiarazioni all'ANSA, che sarà assegnata con elezioni che peraltro nessuno può dire se si svolgeranno proprio il 24 dicembre, come auspicato dall'Onu, o solo l'anno prossimo.

Gaddur, che si è sospeso di recente dal ruolo di rappresentante libico presso l'Unione europea a Bruxelles come imposto dalla legge per poter presentare la propria candidatura ha affermato che "sicuramente la sovranità della Libia, per me, è la cosa più importante che ci sia". "Senza queste ingerenze possiamo fare tanto per il nostro Paese", ha insistito il diplomatico ricordando che la Libia è grande produttore di petrolio con tante persone ben "preparate in campo finanziario ed economico". Ma "purtroppo le ingerenze politiche esterne hanno influenzato molto il rendimento" del Paese, ha insistito.

Nel giorno in cui si è candidato in maniera controversa anche il premier Abdul Hamid Dbeibah, dopo che già altri 32 esponenti si erano messi ufficialmente in lizza, Gaddur circa le elezioni ha ammesso: "nessuno può dire che slitteranno, come nessuno può garantire che si faranno".

""Ci sono problemi, critiche, litigi, contrasti politici, pareri diversi" e intere "città che rifiutano le elezioni", ha ricordato. "Ma vediamo, aspettiamo: i prossimi giorni saranno determinanti".

Gaddur ha detto di sperare che "a breve" vi sia un'intesa inter-istituzionale la quale consenta di superare resistenze dell'Alto Consiglio di Stato (Hsc) circa lo svolgimento delle elezioni il 24 dicembre. Nel riferirsi agli esponenti di quella sorta di Senato insediato a Tripoli che è l'Hsc, il diplomatico ha ricordato: "loro dicono che dovevano essere consultati nel varo delle leggi elettorali come prevede l'attuale accordo politico" (raggiunto nel 2015 a Skhirat e solo emendato in seguito, ndr). "Spero - ha aggiunto - che ci sia un dialogo a breve tra loro e il Parlamento" insediato a Tobruk: "così potremo superare questo problema", ha concluso. Alla domanda su quale sia il peso elettorale maresciallo di campo Khalifa Haftar e di Seif al-Islam, il secondogenito del rais Muammar Gheddafi, il diplomatico ha ricordato che "entrambi" hanno "seguaci". Ma ponendosi implicitamente nel campo avverso, Gaddur ha sottolineato che "anche noi abbiamo dalla nostra parte la gente comune, abbiamo 'Febbraio'", ossia chi partecipò alla rivoluzione del 2011 che provocò la caduta del dittatore Gheddafi: insomma "chi crede nel processo democratico". E comunque "sarà il popolo libico a scegliere", ha concluso.

(ANSAmed). (ANSA-AFP).

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