I dipendenti Alitalia che in Libia salvarono ebrei dai pogrom nel 1967

La vita di Walter Arbib, uno degli ebrei salvati, rievocata in libro di Yossi Melman

10 maggio, 17:37

ROMA - Una storia italiana di eroismo e solidarietà che coinvolge gli ebrei di Libia durante i pogrom del 1967, un episodio ormai storico sconosciuto ai più e che ieri è tornato protagonista in una serata romana di tributo ai dipendenti Alitalia e ai loro discendenti. L'occasione è stata fornita dalla distribuzione del libro 'Fermi, non sparate, sono Walter!', in cui si ripercorre la vita di Walter Arbib, ebreo nato in una famiglia di origine libica diventato in seguito imprenditore di successo in Canada e filantropo di fama internazionale.

La biografia, scritta dal giornalista Yossi Melman, per anni redattore senior del quotidiano israeliano 'Haaretz', narra attraverso la vicenda personale di Arbib quanto accaduto in Libia nel 1967 allo scoppio della Guerra dei Sei Giorni, quando ci furono pogrom contro la comunità ebraica presente nel Paese da oltre duemila anni. "Italiani giusti", come ha affermato il direttore del quotidiano 'la Repubblica' e moderatore dell'evento, Maurizio Molinari, consentirono agli ebrei di fuggire da una nazione ormai ostile con l'avallo del governo italiano e l'interessamento attivo del rabbino capo di Roma, Elio Toaff.

L'eroismo dei dipendenti della compagnia di bandiera italiana rese possibile il salvataggio dalle persecuzioni libiche e "rappresenta qualcosa di profondo che lega l'Italia agli ebrei del Mediterraneo", ha sottolineato Molinari. In un discorso pieno di commozione, Arbib ha ricordato "gli eroi di Alitalia che in quei difficili giorni manifestarono straordinario coraggio e generosità, dai dirigenti agli autisti della compagnia che, pur sotto minaccia, continuarono il loro lavoro portando gli ebrei dai loro uffici all'aeroporto".

Arbib ha specificato il nome dell'uomo che 55 anni fa salvò la vita a lui e a sua madre, Renato Tarantino, caposcalo di Alitalia a Tripoli ormai defunto. "Aiutare gli ebrei significava aiutare persone in grave difficoltà, abbiamo rischiato molto perché la solidarietà veniva prima di tutto", ha detto a margine dell'incontro Umberto Vaccarini, assistente di Tarantino durante i pogrom libici, specificando la cifra di circa 2.500 ebrei messi in salvo.

Dror Eydar, ambasciatore di Israele in Italia, ha evidenziato la coincidenza tra la data di ieri e quella ebraica dell'8 di Iyar, quando 102 anni fa agli ebrei di Gerusalemme, vittime di un pogrom arabo nella Città Vecchia il 4 aprile 1920, fu comunicato dopo tre settimane l'inserimento della Dichiarazione Balfour - relativa a un focolare nazionale per gli ebrei in Palestina - nella Conferenza di Sanremo, "embrione da cui, 28 anni dopo, è nato lo Stato ebraico, lo Stato di Israele".

L'ambasciatore ha rimarcato come "tra tutti i Paesi del mondo, l'Italia è stata scelta per ospitare questo evento di proporzioni bibliche del Ritorno a Sion, in cui il mondo ha invitato gli ebrei a porre fine al loro lungo esilio e tornare a casa nella loro antica patria".

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