Tunisia: ambientalisti, Italia si riprenda rifiuti illegali

Associazioni scrivono a Draghi e al commissario Ue all'Ambiente

04 maggio, 17:23

(ANSAmed) - TUNISI, 04 MAG - Quarantaquattro associazioni e gruppi ambientalisti tunisini e internazionali chiedono al presidente del Consiglio italiano Mario Draghi e al commissario europeo per l'ambiente, Virginijus Sinkevičius, di rispettare le scadenze e ordinare l'immediata restituzione di 282 container di rifiuti domestici importati lo scorso anno illegalmente dall'Italia da una società tunisina, sotto sequestro attualmente al porto di Sousse.

Secondo questi gruppi - tra cui Réseau Tunisie Verte, Global Alliance for Incinerator Alternatives (Gaia), Basel Action Network e Zero Waste Europe - "la legislazione ambientale dell'Ue e internazionale chiarisce che l'Italia avrebbe dovuto riprendersi i suoi rifiuti tre mesi fa", si legge in una dichiarazione congiunta.

"Nel 2020, la società italiana Sviluppo Risorse Ambientali ha esportato illegalmente 282 contenitori di rifiuti urbani misti in Tunisia con la dichiarazione ingannevole che i rifiuti erano trattati e sarebbero stati riciclati", scrivono le associazioni puntualizzando che "si trattava infatti di rifiuti urbani misti, con poche possibilità di riciclaggio".

La vicenda risale all'estate 2020 quando le dogane di Tunisi scoprirono questi rifiuti domestici, la cui esportazione è vietata dalla legislazione tunisina e dalle convenzioni internazionali, ma presentati amministrativamente dall'azienda importatrice come rifiuti plastici "non pericolosi". Sul caso venne aperta in Tunisia prima un'indagine amministrativa e poi una penale che ha visto indagate 26 persone per corruzione, compresi i funzionari della dogana e l'ex ministro dell'Ambiente, Mustapha Aroui, che è stato arrestato. Otto persone sono ancora in custodia cautelare in carcere, mentre il manager dell'azienda importatrice risulta in fuga.

In Italia la vicenda dal punto di vista legale è estremamente complessa tra ricorsi e controricorsi delle parti interessate, e si è in attesa delle determinazioni della giustizia. Il 15 giugno è prevista un'udienza davanti al Tribunale civile di Roma. (ANSAmed).

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