Vaccini: Galli, sconcertato su 3/a dose, prima vediamo dati

Si rischia un approccio più burocratico che scientifico

Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 30 LUG - "Sulla terza dose sono un po' sconcertato. A parla molto di terza dose è soprattutto la casa farmaceutica che produce il vaccino ma lo fa sulla base di un numero di dati limitato. Sicuramente provoca un'impennata di anticorpi ma quello che dobbiamo chiederci è: serve? O meglio serve andare a farla a chi ha ancora una risposta immune più che accettabile? Il punto è che non si vuol andare a vedere se la gente ha risposto o meno al vaccino e questo secondo me è un importante errore". Lo ha spiegato a 'Morning News', su Canale 5, Massimo Galli, direttore della struttura di Malattie infettive all'Ospedale Sacco di Milano.
    "Io - ha sottolineato il professor Galli - sono stato vaccinato il primo giorno utile e quindi la mia vaccinazione scade come uno yogurt, secondo una concezione che per me è di burocrazia sanitaria e non basata su base scientifica. Prima che mi convincano dell'opportunità di rivaccinarmi, con la terza dose con il vaccino impostato su un virus che girava a Wuhan a marzo 2020, bisogna che mi convincano che non ho più una risposta immune". Altrimenti, ha proseguito, "vogliamo far fare a a tutti i sanitari d'Italia da elemento di sperimentazione per la terza dose con un'impostazione burocratica? Se sono queste le intenzioni personalmente sono contrario".
    "Per il momento -ha proseguito - la terza dose è una sparata e ha contenuti di ordini soprattutto politico. Serve a tranquillizzare la pubblica opinione dicendo: male che va, faremo una terza dose. Ma sarebbe più utile occuparci di capire lo stato infettivo delle persone immunodepresse e capire se gli operatori sanitari che sono stati vaccinati per primi hanno ancora una risposta immune. Altrimenti - ha concluso - continuiamo a fare cose inutili con imposizione, come ad esempio vaccinare i guariti". (ANSA).
   

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