Studio Iss, caffeina ha effetto protettivo contro melanoma

Identificata proteina che gioca ruolo chiave contro recidive

Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 18 GIU - La caffeina ha un effetto protettivo contro la crescita delle cellule di melanoma umano e potrebbe aiutare a ridurre la crescita di cellule responsabili di recidive. Questa la conclusione di uno studio pubblicato sulla rivista Molecules, realizzato dai ricercatori dell'Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con i colleghi di due Irccs (l'Istituto dermatologico italiano di Roma e il Neuromed di Pozzilli) e di due università, quella di Ferrara e quella di Roma Tor Vergata.
    Lo studio è stato focalizzato sull'identificazione dei meccanismi attraverso i quali la caffeina svolge un importante ruolo protettivo contro alcuni tipi di tumori, già descritto in molti lavori in letteratura, ma ancora non completamente caratterizzato a livello molecolare. "Utilizzando approcci in vitro - afferma il spiega Francesco Facchiano, coordinatore dello studio - abbiamo identificato una proteina che gioca un ruolo fondamentale in questa azione benefica della caffeina, cioè l'enzima tirosinasi che, come è noto, ha una funzione chiave nella sintesi della melanina e che svolgerebbe sia un'azione protettiva contro gli effetti del danno generato dai raggi UV, sia un'importante funzione di immunomodulazione.
    Infatti la melanina prodotta da cellule di melanoma umano esposte alla caffeina è risultata significativamente aumentata".
    "Molto importante - sottolinea Claudio Tabolacci, primo autore dell'articolo - è stata la scelta dei modelli cellulari, che in questo studio sono le 'melanoma initiating cells' che hanno interessanti caratteristiche di staminalità, tra le quali la capacità di conferire resistenza ai farmaci e favorire la recidiva di un tumore: la caffeina ha significativamente ridotto la crescita di queste cellule". I risultati dello studio, aprono nuove prospettive nell'ambito della terapia differenziativa, finalizzata cioè a far differenziare le cellule per colpire solo quelle tumorali, evitando la comparsa di recidive dopo la chemioterapia. (ANSA).
   

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