Salute: 'protocollo inclusivo' cura calvizie senza chirurgia

Hairclinic propone medicina rigenerativa con oltre 16 tecnologie

Redazione ANSA MILANO

Ansacom HairClinic - pezzo per la rete (ANSA) - MILANO, 20 GIU - Oltre sedici tecnologie specifiche, ognuna per ogni componente della calvizie: è la chiave del protocollo 'multidisciplinare' di medicina rigenerativa inclusiva 'bSBS' che, spiega il dottor Mauro Conti, direttore scientifico di Hairclinic Italia, "in una sola seduta non chirurgica, della durata di circa due ore e mezza, equivale a più di 36 microprovette" del classico 'Prp', l'infiltrazione di plasma ricco di piastrine.
    Si tratta di un approccio terapeutico impostato sull'unicità di ciascun tipo di alopecia: "Anni di terapie contro l'alopecia concentrati in una sola sessione" sottolinea il dottor Conti.
    "Il più delle volte la cura viene affrontata con terapie basiche e dissociate tra loro, oppure direttamente con il trapianto di capelli. E sono proprio questi gli errori più comuni fatti da chi soffre di perdita di capelli: nessuna azione isolata consente di mantenere i risultati nel tempo". Si parte da un'analisi avanzata del profilo del follicolo: le tecnologie a disposizione offrono dati precisi delle disfunzioni personali e li elaborano con uno speciale software in grado di stilare il corretto percorso terapeutico. Grazie alle cellule staminali, alle cellule riparative del follicolo e alle unità rigenerative cellulari isolate dal paziente stesso è possibile ottenere la ricostruzione di tutti i follicoli in fase degenerativa non atrofici. Segue una azione antinfiammatoria: l'infiammazione è considerata la madre di tutte le calvizie, e arriva ad aggredire anche i follicoli trapiantati. Infine, vengono apportati i nutrimenti essenziali, con lenta distribuzione dei principi attivi e, grazie alla proliferazione dei fibroblasti, considerati la 'chiave di volta' nella crescita del follicolo pilifero, ha inizio la rigenerazione cellulare della papilla dermica. L'alopecia, ricorda Conti "è una vera patologia e non un semplice inestetismo": ne soffre l'88% della popolazione maschile e il 30% di quella femminile e "non è da sottovalutare, già dai suoi primi effetti negativi". (ANSA).
   

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