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Anelli (Fnomceo) tanti casi in tutta Italia, servono linee guida

Redazione ANSA PERUGIA

(di Claudio Sebastiani) (ANSA) - PERUGIA, 11 AGO - Hanno combattuto il Covid in prima linea come personale sanitario e sono stati tra i primi a ricevere il vaccino quando ancora non erano del tutto noti gli eventuali rischi, hanno contratto il virus e sono tornati al lavoro nei reparti una volta guariti, ma ora per una questione burocratica non possono avere il Green pass. La difficolta' e' stata registrata in molte zone d'Italia e le procedure, giudicate non chiare e diverse da regione e regione, non hanno permesso di ottenere la certificazione verde. Lo rende noto Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, che ha raccolto le segnalazioni arrivate dal territorio. "I casi sono veramente tanti e occorrerebbero linee guida nazionali, sapendo che la malattia immunizza i soggetti", ha spiegato all'ANSA.
    Una condizione che coinvolge la Regione Umbria con oltre un migliaio tra medici, infermieri e personale assistenziale di strutture pubbliche e private che ha quindi chiesto al Ministero della Salute "indicazioni chiare per risolvere dal punto di vista regolatorio e informatico le problematiche che coinvolgono numerosi cittadini, fra i quali molti operatori sanitari" ha spiegato l'assessore alla Salute, Luca Coletto. "La Regione - ha aggiunto - ha ben presenti i disagi e il disappunto di quanti hanno contratto il coronavirus dopo la prima dose di un qualsiasi vaccino a due somministrazioni, per i quali è previsto il rilascio del Green pass con validità solo per i successivi sei mesi dalla guarigione, per una durata dunque inferiore rispetto ai nove mesi riconosciuta per un ciclo vaccinale completo, in caso o meno di una precedente infezione da Covid".
    "Una beffa enorme che ci provoca un profondo senso di ingiustizia, anche perché paradossalmente in questo momento per lo Stato siamo sullo stesso piano formale di un no-vax mentre noi crediamo nella scienza" sottolinea con l'ANSA, dall'Umbria, uno dei sanitari, che chiede di restare anonimo. "Siamo finiti - spiega il sanitario - in un buco informatico e amministrativo.
    Siamo considerati dalle Istituzioni immuni e abili al lavoro, da un lato, ma se vogliamo andare a una cena al chiuso, a un evento, in piscina o al cinema l'unico modo è farsi a pagamento un tampone per avere una certificazione temporanea. Il paradosso è anche che possiamo entrare negli ospedali come personale sanitario ma non come cittadini ai quali è richiesto il Green pass".
    Il sanitario ha avuto la prima dose di vaccino anti Covid all'inizio dell'anno. "Due giorni dopo - spiega - sono risultato positivo al tampone al quale veniamo regolarmente sottoposti nell'ambito della sorveglianza sanitaria". Dopo la guarigione per lui e i suoi colleghi c'è stato il ritorno al lavoro e all'assistenza ai malati anche Covid. "Sono però passati più di sei mesi - spiega - dall'infezione e quindi il nostro diritto al Green pass è scaduto ancora prima che fosse reso obbligatorio per accedere a tutta una serie di luoghi. Stiamo ricevendo attenzione e assistenza dalle Istituzioni ma la questione non si riesce a sbloccare". Dalla sua voce si avverte un senso di frustrazione ma non di rassegnazione. (ANSA).
   

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