Con JonOne la street art conquista Palazzo Farnese

Per campagna valorizzazione cantiere di restauro con Cippo 2.0

Di Daniela Giammusso ROMA

PALAZZO FARNESE - "Questa era una strada. Mi sembra di vedere la gente che passa, di sentire l'odore dei cavalli, dei pani nei forni, della latrina all'angolo. Laggiù magari c'era anche una vecchia a mendicare l'elemosina. E qui, sotto al sole, c'era lui, chino su questo cippo con il suo scalpello. Tic, tic, tic. Così queste scritte prendevano forma. Quando lavoro io, invece, si sente il rumore dello spray delle bombolette. Ma tra il suo e il mio lavoro c'è una forte connessione. Era un vero artista di strada".
    È dagli antri più segreti, e solitamente inaccessibili, di Palazzo Farnese che JonOne, tra i più celebri street artist internazionali, ha tratto ispirazione per Cippo 2.0, nuova tappa del programma di valorizzazione artistica con cui, già da luglio, l'Ambasciata di Francia in Italia racconterà la meravigliosa residenza dei Farnese nei quattro anni del lungo restauro in atto sulle facciate e il tetto. "Un cantiere grandissimo - spiega l'ambasciatore Christian Masset - durante il quale però non volevamo un'ambasciata 'chiusa per lavori', ma un palazzo 'aperto per lavori'. Per questo abbiamo invitato grandi artisti a dialogare con le meraviglie che custodiamo qui, realizzando nuove opere site specific".
    Dopo il Ponte Farnese realizzato da Olivier Grossete e il monumentale Punto di fuga di JR, protagonista ora è lo street artist e pittore JonOne, al secolo John Andrew Perello, origini dominicane, nato a New York, ora stabile a Parigi, che nel cortile centrale ha realizzato una lunga palissade ispirata dal cippo del 55 a.C ritrovato nei sotterranei, tra i mosaici romani di grandi cavalieri e mostri marini. L'iscrizione in latino, che metri sopra è rielaborata tra forme e colori sgargianti in pittura Flashe da JonOne, si riferisce all'intervento di due magistrati tra i più importanti di Roma, i censori, incaricati, tra le altre cose, dell'amministrazione degli spazi pubblici e del patrimonio fondiario della città.
    "Far incontrare antico e moderno, attraverso la grafia, le scritte urbane è proprio il centro del mio percorso artistico", racconta lui, a lavoro a Roma ormai da una settimana.
    "Conosco questa città. Sono venuto più volte. E si spera tornerò a lavorare a Palazzo Farnese anche la prossima primavera - anticipa - Qui ogni elemento parla d'arte, ma a ispirarmi non sono state tanto le antichità, quanto la gente, l'energia delle nuove generazioni che ho incontrato".
    Quando lavora, racconta, "è un po' come se danzassi. La mia scuola è stata la strada. Sono stato testimone di quanto talento esiste fuori dai musei e dalle istituzioni tradizionali. Per me questo non è un 'lavoro'. Io lo faccio per me, per esprimermi. E per guardare sempre avanti".
    Artista mondiale e innovativo (un volo già lo attende per Parigi, poi sarà a Dubai e ancora a Miami), questa però non è la prima volta che pone la sua arte in dialogo con il passato.
    "Ho iniziato a lavorare sull'antico grazie all'antiquario Jean Gismondi - racconta - Ero pieno di pregiudizi: 'lavorare sulle tavole di Luigi XIV? Ma per carità', mi dicevo. E invece mi ha insegnato tantissimo. È anche un modo per interessare le nuove generazioni". Dalla grande palissade che ora campeggia davanti alle impalcature del cortile a Palazzo Farnese, è proprio lui a voler fare da guida giù nei sotterranei, dove, per ragioni di sicurezza, il pubblica non scende mai. "Ogni gradino è come andare indietro nella Storia", dice. Poi si inginocchia davanti al cippo e mima il lavoro di scalpello. "Lui era un vero street artist - immagina - La sua era arte pubblica. Ed è molto importante che esista l'arte pubblica. Perché è l'arte per tutti, non per le elites, ma per la gente che lavora, per i bambini, che passano e possono vederla. E viverla". (ANSA).
   

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