Gli Anni Venti di Carlo Levi, snodo cruciale della sua pittura

A Roma mostra della Fondazione per i 120 anni della sua nascita

di Luciano Fioramonti ROMA

ROMA - Gli Anni Venti rappresentarono uno snodo cruciale per l' evoluzione del Carlo Levi pittore. Il ritratti, tra i temi centrali e ricorrenti del suo percorso, raccontano l' ambito familiare, nel '26 ecco i paesaggi torinesi caratterizzati da un colorismo naturalistico, poi gli effetti tonali delle vedute di Parigi, dove andò per la prima volta nel 1924, fino alle figurazioni quasi immateriali e intimistiche del 1929-1930 quando i viaggi in Francia si fecero più frequenti, per approdare nei primi anni Trenta a una forte caratterizzazione del colore in senso espressionistico. Su questo decennio particolare concentra l' attenzione la mostra ''Carlo Levi. La famiglia, gli anni Venti'' che la Fondazione intitolata all' artista torinese, per celebrare i 120 anni della sua nascita, propone a Roma dal 7 ottobre al 7 dicembre nella sua sede in via Ancona.
    I 28 dipinti scelti da Claudia Terenzi, molti dei quali mai esposti o presentati raramente, documentano gli anni giovanili, i legami e il mondo familiare in cui si è formato l'artista, anche attraverso un nucleo di fotografie inedite. E' la narrazione degli sviluppi della ricerca del pittore, che fu amico ma non allievo di Casorati e agli inizi degli anni venti venne influenzato dal clima di Ritorno all' Ordine al quale aderirono molti artisti in contrapposizione con la veemenza dei futuristi nel voler fare tabula rasa della della tradizione. E' una mostra che non dice cose nuove, spiega la curatrice, ma punta a descrive come cambia la pittura di Levi in quell' arco di tempo ristretto, l' attività che lo vide schierato con il gruppo dei Sei di Torino, ognuno dei quali fu influenzato in modo diverso da quanto avveniva in Francia, e che nei primi anni Trenta lo portò verso scelte espressioniste, fino alla fase realista del periodo del confino in Lucania, in cui dedicò grande attenzione ai personaggi e all' ambiente che lo circondava. "Il colore - osserva Terenzi - è fondamentale nella pittura di Carlo Levi, dai toni più morbidi a quelli più espressivi, a volte eclatanti. Nelle opere di questo decennio è già evidente il passaggio da una struttura compositiva più formale, dove è la linea che modella il dipinto e ne definisce i volumi, ad un lirismo nuovo, in cui il colore, così intenso nei ritratti e autoritratti e nelle indefinite ambientazioni, non è circoscritto entro i limiti dell'immagine''. Fu proprio l 'esperienza francese a segnare un cambiamento profondo di Levi.
    ''Dai fauves Levi - scrive nel catalogo Claudia Terenzi - ereditò quel senso assoluto del colore, così incisivo, così poco naturalistico, come appare già in alcuni ritratti del '29. Ogni esperienza è per Levi un passaggio ad altro, una svolta nella sua pittura. Inquieti, pieni di pathos i ritratti del '32, '33, dove il segno si scompone in grandi pennellate, intense, dinamiche, vibranti, e i colori, così poco descrittivi, accentuano l'aspetto espressionistico dell'immagine''.
    C' è una riscoperta notevole non da oggi di Levi pittore, fa notare la curatrice. Una delle prime conferme in questo senso è arrivata tre anni fa dalla mostra organizzata all' Istituto italiano di Cultura di Parigi. In Francia Levi era notissimo come scrittore ma non come artista. Da allora c' è stato un susseguirsi continuo di mostre. Merito anche della Fondazione Levi in questi anni particolarmente attiva nel promuovere la figura dell' artista. (ANSA).
   

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