Francesco Messina, tra classico e inquietudini moderne

A Vercelli retrospettiva in 3 sedi con 120 lavori dello scultore

di Marzia Apice VERCELLI

- E' l'equilibrio tra l'armonia classica e le inquietudini della modernità a caratterizzare la scultura di Francesco Messina, protagonista a Vercelli con la grande retrospettiva "Prodigi di bellezza", in programma dal 18 dicembre al 28 febbraio 2022. A cura di Marta Concina, Daniele de Luca e Sandro Parmiggiani, il progetto è allestito in tre sedi distinte, il polo espositivo Arca, il Palazzo Arcivescovile e l'ex Chiesa di San Vittore e presenta, in occasione dei 120 anni dalla nascita dell'artista, un'ampia selezione di 120 opere. La mostra, promossa dal Comune e l'Arcidiocesi di Vercelli con la collaborazione della Fondazione Messina e di Nicola Loi Studio Copernico di Milano, permette una totale immersione nel mondo creativo di Messina, a buon diritto considerato una delle figure principali della scultura figurativa del '900, artista presente alle Biennali di Venezia del 1922, 1928, 1930, 1932, 1942 (sala personale, vincitore del premio internazionale di scultura), 1956 (sala personale). Con le sue tre parti, il percorso ben si presta a documentare i diversi aspetti della produzione dello scultore.
    Se nel palazzo arcivescovile e nell'ex Chiesa di San Vittore sono presenti le opere ispirate al tema del sacro - dall'emozionante bronzo "Giobbe" del 1933, un mendicante inginocchiato che dimostra tutta la sua umana fragilità, con l'umile corda che gli cinge i fianchi, alla maestosa "Adamo ed Eva" in marmo, con i corpi che si stringono l'uno all'altro mentre gli occhi guardano lontano cercando risposte - il polo espositivo Arca concentra l'attenzione sull'uomo: qui infatti trovano posto molti bronzi e ritratti di amici e colleghi di Messina - come quelli memorabili di Lucio Fontana, Salvatore Quasimodo, Riccardo Bacchelli (con il monocolo), Alfonso Gatto, Indro Montanelli, Arturo Tosi, Eugenio D'Ors - accanto alle figure femminili, in particolare danzatrici, come il ritratto di Carla Fracci, Luciana Savignano e Aida Accolla.
    Sempre negli spazi dell'Arca, anche una sezione dedicata ai cavalli, che rimanda all'immagine del grande cavallo morente modellato nel 1966 per il Palazzo della Rai di Roma. "Francesco Messina ha saputo mettere assieme la resa della forma esteriore con un tormento interiore: lo rivelano i ritratti, in cui accanto alla capacità di cogliere le sembianze fisiche c'è sempre l'attenzione al mistero, al carattere, a quelle vibrazioni interiori che magari il soggetto cercava di nascondere. Lo stesso emerge anche nelle sculture dedicate alle danzatrici, che per Messina erano l'emblema della femminilità", spiega all'ANSA Sandro Parmiggiani, uno dei tre curatori della mostra, "pur essendo legato come linguaggio alla grande tradizione classica, a partire dalla scultura greco romana e anche a quella egizia, di certo Messina è un artista moderno, perché ha saputo tradurre le inquietudini del suo tempo".
    (ANSA).
   

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