"Un Concilio e sei Papi", racconto su sessant'anni di Chiesa

Svidercoschi testimone nel nuovo libro, fino a esiti pandemia

Dove va, la Chiesa? Per tentare una risposta, un testimone privilegiato come Gian Franco Svidercoschi - decano dei vaticanisti, ex vice direttore dell'Osservatore Romano - parte da sessant'anni fa, da quella svolta decisiva che fu per il cattolicesimo il concilio Vaticano II. Sessant'anni da quando l'autore, giovanissimo, venne mandato dall'agenzia ANSA in Vaticano. Da allora, giorno dopo giorno, ha seguito la traiettoria della Chiesa nel passaggio di millennio.

    In "Un Concilio e sei Papi" (Edb 2021, pp. 192, 16 euro) racconta dunque questi sessant'anni di Chiesa "partendo dall'evento che per il cattolicesimo rappresentò un nuovo inizio, uno spartiacque decisivo. E fu quando Giovanni XXIII, eletto papa da neppure tre mesi, ebbe l'ispirazione di convocare un concilio ecumenico".

    Da lì, ricorda Svidercoschi, "si avviò un processo di profondo rinnovamento. La Chiesa riprese coscienza della propria natura e della propria missione. Varò la riforma liturgica, rivide i metodi pastorali. Ripensò i rapporti con le altre Chiese cristiane e le altre religioni, specie l'ebraismo". E ancora: "Cambiò atteggiamento verso il mondo moderno, non più giudicato con una ostilità preconcetta. Quasi una rivoluzione!".

    "Ma, ancora più sorprendente", secondo l'autore, "fu poi scoprire come il Vaticano II avesse sostanzialmente 'preparato' la Chiesa ad affrontare, senza averle potute obiettivamente prevedere, le grandi sfide nel passaggio dell'umanità da un millennio all'altro". Ed è anche vero che, nei decenni successivi, "un susseguirsi di terremoti politici, sociali e culturali, di conflitti, di capovolgimenti, di situazioni devastanti", "fino alla tragedia planetaria, il coronavirus, nei giorni di Francesco", il concilio "è rimasto incompiuto in alcune delle decisioni più rilevanti, e ha patito gli effetti di una scarsa divulgazioni nel popolo cristiano". Peggio ancora, constata Svidercoschi, "è diventato oggetto di interpretazioni divergenti, di dispute, di scontri, che sono sfociati in due tendenze sempre più contrapposte, avverse: due Chiese, addirittura".

    Con la sua passione da divulgatore, e anche "avendo avuto la fortuna - anzi, dovrei dire, il privilegio - di seguire da vicino, giorno dopo giorno, questa straordinaria storia", l'autore rilegge in dieci agili capitoli la storia e le vicende di sei Papi, gli ultimi tre non italiani. Di una religiosità che cambiava, si rinnovava, esprimendosi in un nuovo modo di intendere e vivere il Vangelo; ma anche di crisi profonde, divisioni, scandali.

    Una Chiesa tornata ad essere compagna di viaggio dell'umanità, a condividerne speranze, conquiste, ma anche sconfitte, continui sconvolgimenti. Muri che cadevano, ideologie che fallivano, ma restavano le povertà, le ingiustizie, restava una società che sembrava escludere Dio dalla quotidianità. E, nel raccontare la storia della Chiesa, Svidercoschi aggiunge la sua testimonianza personale, i suoi rapporti con i Pontefici e diversi episodi inediti. Ma, proprio sul finire, il libro si incrocia con l'esplosione di una tragedia che sconvolge l'intero pianeta e, per certi aspetti, la Chiesa stessa.

    Eppure, proprio da come molte persone hanno reagito alla pandemia, proprio dall'inquietudine che le ha riportate a guardarsi dentro, a riascoltare quella voce interiore, s'è avvertito - secondo l'autore - che si stava in qualche modo ricomponendo l'antica scandalosa frattura tra fede e vita. Come dire che, la rivoluzione avviata sessant'anni fa dal Concilio, cominciava finalmente a dare i suoi frutti: e non tanto nelle mille riforme canoniche o istituzionali, ma all'interno delle coscienze.

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