Vaticano: stop privilegi porpore, processi in Tribunale

Cardinali e vescovi, Papa abroga competenza esclusiva Cassazione

    Finiscono anche gli ultimi privilegi per cardinali e vescovi in sede giudiziaria nella Città del Vaticano. Con una Lettera apostolica in forma di Motu proprio, papa Francesco ha scardinato oggi il principio secolare per cui gli alti prelati possono essere processati penalmente solo da "pari grado". In base al nuovo provvedimento, "recante modifiche in tema di competenza degli organi giudiziari dello Stato della Città del Vaticano", e in nome del principio di uguaglianza di tutti di fronte alla legge, il Tribunale vaticano di primo grado sarà quindi competente anche per i processi penali riguardanti cardinali e vescovi, i cui giudizi non saranno più di sola competenza della suprema Corte di Cassazione.

    Il Motu Proprio del Pontefice, in vigore da domani, modifica due articoli della Legge sull'ordinamento giudiziario vaticano del 16 marzo 2020, n. CCCLI: l'art. 6, sulle competenze del Tribunale, che assumerà le cause di cardinali e vescovi "previo assenso del Sommo Pontefice", mentre l'art. 24 sulla riserva di competenza della Corte di cassazione a giudicare su cardinali e vescovi viene abolito.

    La nuova normativa fa salve "le cause che riguardano cose spirituali e annesse alle spirituali" e "la violazione delle leggi ecclesiastiche e tutto ciò in cui vi è ragione di peccato", su cui la competenza a giudicare cardinali e vescovi appartiene allo stesso Pontefice. Nel Motu proprio, Francesco ricorda il Codice di diritto canonico del 1983, che al canone 208 stabilisce che "fra tutti i fedeli sussiste una vera eguaglianza nella dignità e nell'agire". Secondo il Pontefice, "la consapevolezza di tali valori e princìpi, progressivamente maturata nella comunità ecclesiale, sollecita oggi un sempre più adeguato conformarsi ad essi anche dell'ordinamento vaticano".

    In tal senso, "nel recente discorso di apertura dell'Anno giudiziario ho inteso richiamare la 'prioritaria esigenza, che - anche mediante opportune modifiche normative - nel sistema processuale vigente emerga la eguaglianza tra tutti i membri della Chiesa e la loro pari dignità e posizione, senza privilegi risalenti nel tempo e non più consoni alle responsabilità che a ciascuno competono nella 'aedificatio Ecclesiae'; il che richiede non solo solidità di fede e di comportamenti, ma anche esemplarità di contegno ed azioni'".

    Muovendo da queste considerazioni, aggiunge il Papa, "e fermo quanto disposto dal diritto universale per alcune specifiche fattispecie espressamente indicate, si avverte oggi l'esigenza di procedere ad alcune ulteriori modifiche dell'ordinamento giudiziario dello Stato della Città del Vaticano, anche al fine di assicurare a tutti un giudizio articolato in più gradi ed in linea con le dinamiche seguite dalle più avanzate esperienze giuridiche a livello internazionale".

    I contenuti, e anche la celerità di introduzione, della nuova normativa ordinamentale, non possono non far pensare all'imminenza di processi in cui potrebbero essere coinvolti cardinali o vescovi: tali processi potranno così essere incardinati al Tribunale d'Oltretevere senza stralciare la posizione di questi ultimi, i quali saranno inoltre giudicati da magistrati "laici" al pari di tutti gli altri imputati.

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