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COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale WolfAgency.it

Un seminario per far entrare l’azienda nell’economia del dato: appuntamento a novembre a Vicenza

WolfAgency.it

L'economia del dato sta alla base delle società dell'informazione: senza il dato non si struttura alcuna informazione. Ed è l'informazione che porta la conoscenza, il sapere strutturato, quello che elabora le informazioni, le mescola con l'esperienza e le trasforma in un valore, per guidare l'azione.

Che, in campo aziendale, si traduce in azioni di marketing e in azioni commerciali.

Quindi, facendo un passo indietro, come si può strutturare un'azione di business se, a monte, non si possiede la conoscenza che elabora informazioni da cui si estrapola il dato?

Questo è il tema centrale del seminario "L'uso del dato per vendere di più e meglio (copiando da Google)" che si terrà il 18 Novembre a Montecchio Maggiore (VI), nella prestigiosa cornice di Villa Cordellina Lombardi, una villa d'ispirazione palladiana con la prestigiosa Sala degli Affreschi del Tiepolo a dar maggior risalto ad una location unica.

Un bell’incontro tra un’importante storia dell'arte e i temi che sottendono all'innovazione e alla crescita delle aziende.

Il seminario, patrocinato dalla Provincia di Vicenza e dal Comune di Montecchio Maggiore, città che ospita l'evento, è organizzato dall'associazione Digital Leaders, che si pone lo scopo di diffondere conoscenza su tecnologie, metodologie e pratiche che possono aiutare le aziende ad avviare un percorso per la Digital Transformation.

Un evento, come spiegano gli organizzatori “pensato per dare il perimetro di una visione sul futuro e sull’innovazione delle aziende, che parla in maniera diretta e senza tecnicismi a manager, amministratori delegati ed imprenditori che stanno ancora pensando che l’economia del dato non sia un affare che toccherà mai le loro aziende.”
E che non escludono di poter portare in altre province, collaborando con le associazioni di categoria della zona.

Un incontro che rappresenta un’occasione per approfondire i temi legati alla raccolta e al valore del dato nelle aziende, capendo come possa Google rappresentare un faro per il management di un'azienda che vuole portare l'innovazione nei suoi processi quotidiani.

Lo facciamo con il relatore, Giovanni Fracasso, Operations e Marketing Manager di ICT(digitalthink) e Assessore alla Cultura e al Digital del Comune di Arzignano, nonché Presidente dell'Associazione Digital Leaders, che, di questi temi, ne ha fatto una bandiera.
 "Il problema della maggior parte delle aziende italiane, dalla PMI alla grande enterprise, è che finora sono riuscite a cogliere le grandi opportunità dell'innovazione digitale basandosi maggiormente sugli strumenti che aiutano la messa a terra dei processi in essere piuttosto che  sull'individuazione di nuovi, che mettano in discussione il modus operandi esistente ed inneschino la miccia dirompente della trasformazione digitale".

Questo significa che la tecnologia non ha cambiato le aziende?

"Sì, un’evoluzione lenta fatta di velocizzazione, risparmio di ore lavoro uomo, di strumenti per fare meglio il lavoro quotidiano… Il programma gestionale - continua - è entrato nelle aziende negli anni ‘70/80 per migliorare i processi di contabilità e gestione in essere, ma che non cambiavano, nella pratica, il lavoro delle persone. Le fatture si continuano a fare, le bolle anche, la gestione dell'inventario anche... tranne che ora c'è un software che ti aiuta e fa molte cose al posto tuo, sostituendo i vecchi registri. Per spostarci in produzione, le macchine a controllo numerico hanno sostituito il tornio meccanico, hanno liberato le persone dal lavoro e le hanno fatte diventare programmatori, controllori, tecnici della manutenzione... ma sempre pezzi torniti escono da un tornio, iperdigitalizzato o manuale che sia.


La digital trasformation è così diversa?

"Assolutamente, in quanto non parliamo di un software o di un processo, ma di tanti softwares e tanti processi che concorrono a dare ordine e sequenzialità al lavoro quotidiano di tutti i silos aziendali, che diventano così intimamente legati da dover abbattere le barriere che li dividono, raccogliendo informazioni da ogni interazione con il cliente o il potenziale tale, al fine di costruire un sistema che generi conoscenza e possa mettere in moto attività che si basano su segmentazioni, profilazioni, intuizioni e previsioni".

E con tutti questi dati che si fa?

"Si costruisce un asset di valore, un blocco di conoscenza unico, un patrimonio per l'azienda.
Se, mettendo in piedi un sistema simile, si riuscisse ad avere un database di potenziali clienti dei quali si conoscono le sofferenze e le problematiche quotidiane legate al lavoro; se si sapesse in che stadio del processo di acquisto si trovano per un determinato prodotto o soluzione; se si riuscisse ad anticipare il loro desiderio di entrare in contatto con un'azienda per chiedere informazioni su un particolare servizio; se si potessero costruire dei profili che mescolano informazioni anagrafiche, aziendali, informazioni sulle interazioni con gli strumenti di marketing (pagine del sito, social, email) e interazioni commerciali... se, e dico se, un'azienda riuscisse a fare una cosa simile starebbe costruendo un sistema di conoscenza di valore, unico e - potenzialmente - valorizzabile anche economicamente."

É questa "l'economia del dato"?

Certo, è il dato che riesce, mescolando tecnologia e processi, a diventare un asset aziendale di assoluto valore, prezioso, determinante, strategico.
Che si può utilizzare per essere in qualche modo rivenduto agli altri (come fanno Google e Facebook) o dalla nostra azienda per generare business. In questo modo non siamo più dipendenti dal dato altrui, ma avremo il nostro.
Ha a che fare con l'informazione per guidare l'azione, ma ha a che fare anche con la costruzione di un know-how che permette di differenziarsi da tutti i competitor, che potranno anche aver conoscenze simili, ma non saranno mai uguali.
Chi avrà l'informazione migliore sarà il leader del mercato di domani
".

E quali sono i primi passi da fare per chi riesce a capirlo?

Essere disposti a mettersi in discussione: non puoi iniziare un percorso di innovazione dirompente per prepararti al futuro se non hai voglia davvero di farlo. E non puoi riuscirci se non metti in discussione quello che fai oggi con il marketing, il commerciale e con il servizio clienti, i tre aspetti principali. Costruire questa economia del dato ed entrare nella società dell’informazione è una questione di piccoli passi, di piccoli progetti pilota non invasivi che validano modelli, per poi farli scalare – quando funzionano – in tutta l’organizzazione. Investire del budget con la modalità “sbaglia velocemente ed impara ancora più in fretta”, con la volontà di andare in avanscoperta su nuovi territori”.

Ma nella pratica?

Per ogni azienda è il discorso è a sé stante. In base alla mia esperienza è più facile cambiare il marketing digitale prima di parlare di commerciale, con una schiera di venditori che potrebbero essere alquanto reticenti al cambiamento. Molto meglio far vedere loro che i progetti pilota hanno un senso, e solo successivamente coinvolgerli in questa visione e spingerli ad adottare le metodologie e gli strumenti proposti. Anche se ci sono aziende che preferisco proprio iniziare dalla forza vendita per costruire un sistema a partire dalle terminazioni esterne. Sicuramente due parole devono entrare nel vocabolario di tutti: CRM e Data Integration. La Data Integration fa “parlare tra di loro” i vari software aziendali, il CRM (di nuova generazione) gestisce tutte le interazioni della Customer Experience accumulando dati e fornendo metodologie e processi dentro ad uno schema dato dallo strumento.”

Ma, anche qui – conclude Fracasso – sono 20 anni che si parla di CRM in maniera diffusa e la maggior parte delle aziende pensa ancora che sia uno strumento per controllare i venditori o far fare loro qualche operazione più velocemente. Lo stesso strumento può essere un elemento potentissimo di digital transformation o un semplice software in più che si usa in azienda per fare delle cose, dipende dalla VISIONE.”

Ed è proprio di questa VISIONE che si parlerà nel seminario il 18 Novembre in Villa Cordellina.

Per maggiori info sull’evento del 18 Novembre: https://www.digitalbreakfast.it/seminario-utilizzo-dato 

 

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