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Bombay Beach, se gli artisti arrivano in una città 'fantasma'

A Locarno docu Last Stop before Chocolate mountain di Della Sala

(ANSA) - ROMA, 09 AGO - Una cittadina utogestita, quasi fantasma, con piccole case di lamiera e muratura, 'resti' di un abbandonato luogo di vacanza, in mezzo al deserto, nato negli anni '50 intorno al Salton Lake, il lago artificiale più grande della California (890 kmq), sempre più arido a causa dell'inquinamento delle acque e la salinità della zona. E' Bombay beach, diventata 'casa' per una comunità di persone a volte con un passato e un presente difficile, rivoluzionata negli ultimi anni dal progetto della Bombay Beach Biennale, che ha reso la zona 'residenza di artisti e luogo di eventi, installazioni e festival. Una trasformazione che viene raccontata dal documentario Last Stop before Chocolate mountain di Susanna Della Sala, prodotto dalla Doclab di Marco Visalberghi (Sacro Gra) che debutta nella Semaine de la Critique al Locarno Film Festival e ancora prima del debutto è stato acquisito per le vendite internazionali dalla Taskovski Films.
    Il film non fiction girato nell'arco di anni, unisce il racconto di un luogo abitato da pochi coraggiosi, 'creature della ruggine', in cerca di un posto economico dove vivere o dove ricominciare, inizia a cambiare volto. Tra i motori della trasformazione c'è il filmmaker Tao Ruspoli, figlio del principe Dado Ruspoli, molto lontano dalla mondanità e le scelte del padre, che compra una casa a Bombay Beach dove trasforma l'arido cortile in giardino. Il primo passo, attraverso il quale grazie all'aiuto e al supporto di alcuni abitanti locali aperti ai cambiamenti, inizia a proporre ad amici artisti di trasferirsi (alcuni lo fanno definitivamente altri per dei brevi periodi) a Bombay Beach, anche per sfuggire ai costi sempre più alti di case e appartamenti nelle città californiane. Così iniziano ad apparire nell'area installazioni, statue, si organizzano concerti, da Monteverdi alla musica underground, happening, incontri. Un nuova vita che crea anche tensioni.
    "Per Susanna della Sala "il film incarna un desiderio collettivo sia disperato che gioioso di accettazione e senso di appartenenza". (ANSA).
   

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