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Magris e Calenda all'Aquila ritrovano il mito di Orfeo

Euridice è Daniela Giovanetti, virtù e difetti del suo amato

(ANSA) - L'AQUILA, 01 AGO - "Dopo aver girato il mondo, la rielaborazione di 'Lei dunque capirà' debutta all'Aquila, luogo dove sono le mie radici da regista, per me è come tornare a casa", così il regista Antonio Calenda alla vigilia della prima nazionale di 'Lei dunque capirà' di Claudio Magris con Daniela Giovanetti, in scena martedì 2 agosto all'Auditorium del Parco, ore 18. Lo spettacolo è presentato dal Teatro Stabile d'Abruzzo e dal Gruppo della Creta rientra nella rassegna I Cantieri dell'Immaginario. "Ho una grande squadra. Un'attrice abile come Giovanetti e uno dei più grandi scrittori contemporanei come Magris, che ha consegnato testi di grande forza espressiva alla letteratura e al teatro. Questo spettacolo è la rielaborazione di mito di Orfeo e Euridice. Un testo poetico elaborato sul mito che riporta una Euridice contemporanea che rappresenta virtù e difetti del suo amato, il marito, attraverso il suo sguardo disincantato", continua Calenda. "Nel 2006 (anno della realizzazione del testo) lo spettacolo ha girato il mondo: tra Europa, Il Cairo, fino a New York. Ora torno all'Aquila, rielaborando l'opera appositamente per il Cantieri dell'Immaginario, è come tornare a casa a ristringere i rapporti tenuti per nove anni, quando sono stato anche direttore del Teatro Stabile. Ma, soprattutto, torno da dove sono partito con la regia del 'Dio Kurt' di Moravia, con Gigi Proietti nel 1969.
    Nei tempi in cui L'Aquila era il centro della cultura italiana tra i grandi nomi del Teatro Stabile Abruzzese e l'Accademia delle Belle Arti. Mi piace tornare perché per me le radici sono un po' lì".
    Tra gli spettacoli di Calenda entrati nella storia del teatro d'avanguardia, in scena all'Aquila, anche Il Coriolano di Shakespeare con con Gigi Proietti e Operetta di Gombrowicz con Proietti e Piera degli Esposti. Lei dunque capirà è sorprendente: i topoi della sua scrittura come il tema del disincanto, i richiami alla cultura mitteleuropea (evocata qui da suggestive atmosfere kafkiane) percorrono un testo che si incentra, però, su una storia intima ed avvincente, sulla verità e l'impossibilità di un amore struggente e totale, raccontato in una dimensione che gioca sul filo fra realtà e metafora, rifacendosi ad Orfeo. (ANSA).
   

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