L'amore per i libri di Martin Latham

Famoso libraio racconta l'oggetto libro nell'era digitale

 MARTIN LATHAM, I RACCONTI DEL LIBRAIO (RIZZOLI, PP 408 € 19,00). La lettura intima, privata, di un libro e la lettura unicamente ad alta voce dell'antichità. La "tecnologia fredda" delle apparecchiature digitali che offre interattività e la "tecnologia calda" di un libro dove puoi annotare a margine i tuoi pensieri. Le storie di fiori pressati tra le pagine e di dediche scritte a mano. E ancora, la sopravvivenza dei libri clandestini, dalla fotocopiatura segreta delle opere di Solzenicyn negli uffici del Cremlino alle copie della 'Fattoria degli animali' di George Orwell conservate in un nascondiglio a Berlino Est. E' un meraviglioso viaggio nel mondo dei libri, dalle antiche grotte cinesi alle bancarelle di Parigi, da Brooklyn a Francoforte, tra bibliofili pazzi, monaci medievali, rockstar, uomini politici e generali, 'I racconti del libraio' di Martin Latham, pubblicato da Rizzoli, dove la perfetta metafora del cantuccio in cui ci rifugiamo a leggere è il nido di una rondine. E così "Quasimodo, l'emarginato per antonomasia, trova il proprio rifugio nella torre campanaria di Notre-Dame, che Hugo definì 'l'uovo, il nido' del suo personaggio" ricorda Latham.
    "E' il racconto senza censure della nostra storia d'amore per i libri, un amore che ha visto l'emergere di un sé più privato e riflessivo. È un amore per l'oggetto libro che prospera anche - e forse soprattutto - nell'era digitale" come scrive nell'introduzione Latham, celebre libraio che per trentacinque anni ha lavorato alla libreria Waterstones di Canterbury.
    Ricco di citazioni - tra cui quella da 'Le confessioni' di Rousseau: "Ignoro come imparai a leggere. Ricordo soltanto le mie prime letture e l'effetto che ebbero su di me: è il tempo cui faccio risalire la coscienza di me stesso" - di aneddoti, curiosità e ritratti di personaggi, è la storia di una passione che mostra come il libro sia un oggetto immortale di piacere.
    Come ha rilevato Virginia Woolf, ci ricorda l'autore, il rapporto con l'oggetto libro "può avere una connotazione quasi sessuale. L'ho osservato nei trent'anni in cui ho venduto libri: clienti che accarezzano una copertina, sbirciano sotto la sopraccoperta, chiudono furtivamente gli occhi per annusare l'odore che fuoriesce dalla valle di pagine - un gesto accompagnato talvolta da un sommesso gemito di piacere -, stringono al petto il volume dopo averlo acquistato e gli assestano persino un piccolo bacio". E negli anni Latham ha chiesto molte volte a quelli che definisce "divoratori" di libri di spiegare il motivo della loro passione. "La risposta era sempre la stessa: 'Non lo so', e ormai comincio a pensare che non vogliano analizzare un'emozione così intima" dice.
    Il libraio ci ricorda che Napoleone portava sempre in battaglia la sua copia dei 'Dolori del giovane Werther' di Goethe e ci riconduce ad Alessandro Magno del quale si racconta che quando leggeva in silenzio, i suoi uomini lo fissavano sconcertati.
    Con Latham riscopriamo il fascino dei marginalia, le note a margine manoscritte che per secoli hanno fatto dannare i bibliotecari, dei commonplace books, cioè gli album composti di citazioni ritagliate e degli introvabili chapbooks, gli antenati dei moderni libri tascabili, considerati prodotti dozzinali eppure tanto amati da Blake, Dickens, Stevenson e Shakespeare.
    Storia culturale, memoir autobiografico, zibaldone di curiosità, sincera lettera d'amore al libro, 'I racconti del libraio' è un viaggio, accompagnato anche da una scelta di suggestive foto, in cui incontriamo o scopriamo cose inaspettate. Come i comfort books, i "libri di consolazione" che possiedono il potere di portarci in luoghi migliori e quando se ne trova uno "è, come quando ci si innamora, un'esperienza indimenticabile". E c'è anche un capitolo dedicato a 'Leggere nelle avversità' in cui viene sottolineato quanto il proletariato e i lettori non d'élite abbiano dovuto lottare per avere accesso ai libri e poi per ottenere la libertà e la luce necessari a leggerli e c'è anche la storia della veneziana Christine de Pizzan, nata nel 1364, l'autrice de 'La città delle dame', prima donna a guadagnarsi da vivere con i suoi scritti.
    Ci si perde tra queste 400 pagine come tra gli scaffali di una grande biblioteca o negli angoli di una libreria, "luoghi che ci trasmettono un senso di eternità" dice Latham. "Può anche darsi che l'antica biblioteca di Alessandria non sia mai esistita, ma, come afferma la studiosa del mondo classico Edith Hall, per il nostro immaginario collettivo l'idea di una simile biblioteca è importante quasi quanto la sua effettiva esistenza" sottolinea l'autore del libro che, dopo aver conseguito un dottorato in Storia dell'India e aver insegnato alla Hertfordshire University, ha deciso di cambiare vita ed è diventato un famoso libraio di quelli che tutti gli appassionati di libri vorrebbero incontrare. (ANSA).
   

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