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Tassi, inflazione, crescita, populismi: tutte le incognite dell’Italia nel dopo Draghi

La caduta del Governo Draghi. Una stretta a sorpresa (e all’unanimità) di 50 punti base da parte della Banca centrale europea (Bce) al posto dei 25 previsti. L’addio della Bce alla “forward guidance”, ossia alle previsioni sulla politica monetaria, con le decisioni sui tassi che verranno prese volta per volta. Il varo di un nuovo strumento antispread, il “Transmission Protection Instrument” (TPI). Gli indici Pmi europei che segnalano un forte rallentamento dell’economia. La fine di luglio non è stata certo avara di colpi di scena, nel Vecchio Continente, ma il peggio potrebbe ancora arrivare.

Così sottolinea AXA IM nel suo ultimo contributo dove sottolinea che a poche settimane dal voto anticipato, il nostro Paese si ritrova in una congiuntura molto difficile: la Bce ha alzato i tassi, i prezzi corrono, i cittadini si impoveriscono, il Pil frena e torna lo spettro della stagflazione. 

 

"Prendiamo il rating - ragiona Alessandro Tentori, Chief Investment Officer di AXA IM - . Le grandi agenzie internazionali sono convinte che il rischio Italia resti sotto controllo grazie a due fattori: i tassi a zero o negativi, che rendono sostenibile l’enorme debito, e le garanzie del Governo Draghi sulle riforme. Ora che non c’è più SuperMario, che la Bce non compra più nuovi titoli di Stato e che anzi sta alzando i tassi per combattere l’inflazione, non vorrei che le agenzie di rating tornassero a suonare il campanello d’allarme per l’Italia. Magari non con un downgrade, ma con una forte preoccupazione che negli ultimi anni era scomparsa dai radar".

 

Il compito della Bce resta comunque molto difficile, perché si trova all’interno del classico “dilemma di politica monetaria” che tutti i banchieri centrali vorrebbero evitare. "La soluzione non esiste: con un solo strumento, cioè i tassi, non si possono controllare due target, ovvero l’inflazione e la crescita – nota Tentori - . Uno dei due scappa di mano".

 

In questo scenario così complicato, la fragile Italia va al voto anticipato il 25 settembre. "Se in autunno la situazione di prezzi e mercato del lavoro sarà peggiorata, il rischio è che i politici di stampo populista premano l’acceleratore su bonus a pioggia e aumenti salariali - conclude Tentori - . Ma c’è una differenza enorme rispetto a due anni fa: ora l’Europa, dopo gli aiuti finanziari senza precedenti concessi all’Italia attraverso il Piano Next Generation Ue, è un grande creditore del nostro Paese. E vorrà dire la sua sulle scelte di politica economica del nuovo Governo".

 

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