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Il Papa prega per l'Ucraina, 'flagellata da barbari attacchi'

"Che il Signore apra quelle vie di dialogo che gli uomini non vogliono o non riscono a trovare"

"Porto ogni giorno nel cuore la cara e martoriata Ucraina, che continua a essere flagellata da barbari attacchi, come quello che ha colpito il
centro commerciale di Kremenchuk". Così il Papa all'Angelus. "Prego perché questa folle guerra possa vedere presto la fine - ha proseguito - e rinnovo  l'invito a perseverare senza stancarsi nella preghiera per la pace".  "Che il Signore apra quelle vie di dialogo che gli uomini non vogliono o non riescono
a trovare - ha detto ancora il Pontefice -. E non trascurino di soccorrere la popolazione ucraina tanto sofferente". 

Precedentemente, durante la messa per la festa dei santi Pietro e Paolo, Bergoglio ha detto che "nella Chiesa, ciascuno è chiamato ad essere discepolo missionario e a offrire il proprio contributo".  "E qui mi vengono in mente due domande - ha proseguito -. La prima è: cosa posso fare io per la Chiesa? Non lamentarsi della Chiesa, ma impegnarsi per la Chiesa.  Partecipare con passione e umiltà: con passione, perché non dobbiamo restare spettatori passivi; con umiltà, perché impegnarsi nella comunità non deve mai significare occupare il centro della scena, sentirsi migliori e impedire ad altri di avvicinarsi".
    E allora la seconda domanda è: "cosa possiamo fare insieme, come Chiesa, per rendere il mondo in cui viviamo più umano, più giusto, più solidale, più aperto a Dio e alla fraternità tra gli uomini?", ha chiesto il Papa. "Non dobbiamo certamente chiuderci nei nostri circoli ecclesiali e inchiodarci a certe nostre discussioni sterili, ma aiutarci ad essere lievito nella pasta del mondo - ha avvertito Francesco -. Insieme possiamo e dobbiamo porre gesti di cura per la vita umana, per la tutela del creato, per la dignità del lavoro, per i problemi delle famiglie, per la condizione degli anziani e di quanti sono abbandonati, rifiutati e disprezzati".
    Insomma, "essere una Chiesa che promuove la cultura della cura, la compassione verso i deboli e la lotta contro ogni forma di degrado, anche quello delle nostre città e dei luoghi che frequentiamo, perché risplenda nella vita di ciascuno la gioia del Vangelo: questa è la nostra 'buona battaglia'", ha evidenziato.
    Parlando a braccio, il Papa ha quindi invitato a "stare attenti a non cadere nel clericalismo. Il clericalismo è una perversione. Il ministro che si fa clericale, con atteggiamento clericale, ha preso una strada sbagliata. Peggio ancora sono i laici clericalizzati. Stiamo attenti a questa perversione del clericalismo". E anche ad evitare le "nostalgie" verso le cose di un tempo e a "non cadere nell''indietrismo', che oggi è alla moda". 
   

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