Cipro: 40 anni fa il fallito golpe che divise l'isola

Subito dopo scattò invasione turca del nord

15 luglio, 14:02

Quarant'anni dal fallito golpe e dalla successiva invasione turca del nord di Cipro Quarant'anni dal fallito golpe e dalla successiva invasione turca del nord di Cipro

(di Furio Morroni) (ANSAmed) - NICOSIA, 15 LUG - Una ferita lunga quattro decenni e che ancora non si è rimarginata: è questo il tragico sentimento che oggi, 15 luglio, è riaffiorato nei cuori di 800mila greco-ciprioti che ricordano il 40.mo anniversario del colpo di stato compiuto (ma presto fallito) da un gruppo di loro connazionali quello stesso giorno del 1974. Golpe che avrebbe portato alla successiva invasione militare da parte delle truppe di Ankara e alla divisione dell'isola tuttora in atto e della sua capitale, Nicosia, ancora divisa come una piccola, dimenticata Berlino in mezzo al Mediterraneo.


Anche stamani, com'è ormai tradizione, il lugubre ululato delle sirene dell'allarme anti-aereo è risuonato alle 08:20 in punto (le 07:20 in Italia) in tutta Cipro, l'ora precisa in cui, 40 anni fa, venne esplosa la prima salva di cannonate contro il palazzo presidenziale di Nicosia. Quel boato fu l'inizio di un colpo di Stato militare, sostenuto dalla giunta dei colonnelli allora al potere ad Atene, che depose Sua Beatitudine l'arcivescovo ortodosso Makarios III dalla carica di presidente della Repubblica, costringendolo all'esilio. Il golpe, che fallì pochi giorni dopo, offrì però alla Turchia la tanto attesa occasione di invadere Cipro il 20 luglio successivo e di occupare con 40.000 soldati il 38% del territorio nel Nord dell'isola. I devastanti combattimenti che seguirono (gli aerei turchi sganciarono anche bombe al napalm) provocarono la morte di circa 7.000 persone (per tre quarti greco-ciprioti), l'esodo forzato verso Sud di 200.000 greco-ciprioti e verso Nord di migliaia di turco-ciprioti nonché la 'scomparsa' di 1.619 tra militari e civili - per lo più donne, vecchi e bambini - catturati dalle truppe turche e mai più tornati alle loro case. Quel 15 luglio 1974 era cominciato a Cipro come una qualsiasi calma giornata estiva con decine di migliaia di bagnanti, locali e stranieri, pronti ad affollare le spiagge per sfuggire all'afa. Ma alle 8:20 esatte una salva esplosa dai carri armati T-34 della Guardia Nazionale cipriota – agli ordini di ufficiali dell'esercito greco - dette il via al bombardamento del palazzo presidenziale di Nicosia, residenza di Makarios III. Fu il segnale d'inizio del sanguinoso golpe filo-greco orchestrato dall'agonizzante giunta dei colonnelli al potere ad Atene con l'appoggio della Cia che dette ad Ankara il pretesto per invadere militarmente l'isola cinque giorni dopo "per proteggere" la minoranza turca, il 18% della popolazione dell'isola, che riteneva minacciata.

Makarios però si salvò rifugiandosi nella base militare britannica di Episkopi, sulla costa Sud dell'isola, da cui lasciò Cipro diretto a Londra da dove sarebbe tornato il 7 dicembre seguente. Presidente venne nominato l'autore del golpe, il giornalista di destra Nikos Sampson, che allora aveva 38 anni. Scopo dichiarato del colpo di stato era quello di ottenere la riunificazione (Enosis) di Cipro alla 'madrepatria' greca (in pratica un'annessione) e, al tempo stesso, disfarsi del non-allineato ma filo-sovietico Makarios, definito dai suoi nemici 'il Fidel Castro del Mediterraneo'. Per raggiungere il loro obiettivo i colonnelli greci avevano puntato sul carisma del generale George Grivas, fondatore e capo dell''Eoka', il gruppo di lotta partigiana che negli anni '50 si era battuto contro i soldati britannici di stanza sull'isola sino ad ottenerne l'indipendenza nel 1960.

Grivas, rientrato in segreto a Cipro nel 1971, fondò il gruppo di estrema destra 'Eoka-B' per sbarazzarsi di Makarios ma questi, forte della sua popolarità, credette di poter sventare i piani dell'avversario e il primo luglio 1974 intimò ai colonnelli di Atene di rimpatriare le centinaia di ufficiali greci inquadrati nella Guardia Nazionale cipriota.

L'ultimatum di Makarios rimase però inascoltato. Dieci giorni dopo il colpo di stato ci fu, ma durò solo fino al 23 luglio perchè venne travolto dal contemporaneo crollo della giunta militare di Atene. Tre giorni prima, però, Ankara aveva già invaso la parte settentrionale dell'isola che da allora occupa con circa 35.000 soldati.

Nel 1983, la parte Nord secessionista si proclamò Repubblica Turca di Cipro del Nord (Rtcn), ottenendo però il riconoscimento solo dalla Turchia e non dalla comunità internazionale. Molti tentativi di riunificazione dell'isola effettuati negli ultimi 40 anni sotto l'egida dell'Onu, più volte avviati ed interrotti, non hanno avuto sino ad oggi alcun esito. Finalmente, lo scorso 11 febbraio, un'improvvisa accelerata negoziale (favorita da Washington e dalla recente scoperta di ingenti giacimenti sottomarini di gas al largo della costa Sud di Cipro) ha riportato al tavolo negoziale i leader delle due comunità, il greco-cipriota Nicos Anastasiades e il turco-cipriota Dervis Eroglu i quali hanno deciso di riprendere i colloqui per "arrivare ad una soluzione più rapida possibile".

Intanto, per commemorare quel drammatico 15 luglio del 1974, oggi nella parte libera di Cipro si terranno varie manifestazioni mentre in numerose chiese si svolgeranno servizi religiosi in memoria dei greco-ciprioti che morirono nel tentativo di opporsi ai golpisti. (ANSAmed).

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