Mediterraneo più caldo, cemento mangia coste italiane

Greenpeace, aumento specie termofile. Ispra, persi 5 km all'anno

26 maggio, 13:58

(di Stefano Secondino)

ROMA - Mediterraneo più caldo e più cementificato, con meno gorgonie sui fondali e più costruzioni sui litorali italiani. L'allarme viene da due rapporti diffusi mercoledì: uno della ong Greenpeace, l'altro dell'istituto di ricerca pubblico Ispra. Greenpeace per il secondo anno ha pubblicato il rapporto del suo progetto Mare Caldo, condotto con l'Università di Genova. E' stata rilevata un'anomala "ondata di calore" a giugno 2020 all'Isola d'Elba e all'Area Marina Protetta di Portofino, con temperature che in pochi giorni e per un periodo di tre settimane hanno registrato un aumento di circa 1,5 gradi centigradi rispetto al valore medio mensile, fino a 35-40 metri di profondità.

Come avviene ai coralli tropicali che si "sbiancano" per il calore, anche diverse specie mediterranee mostrano evidenti segnali di necrosi a causa dell'aumento delle temperature. Ad essere colpite sono gorgonie, alghe corallinacee, spugne. Ma se alcune specie scompaiono, altre proliferano. Sono quelle dette termofile, cioè amanti del caldo. È il caso del vermocane (Hermodice carunculata), aumentato in modo considerevole nelle aree marine protette più meridionali, o di alcune specie aliene, come il mollusco gasteropode di origine polinesiana Lamprohaminoea ovalis, osservato per la prima volta all'isola d'Elba.

Se i fondali italiani soffrono, anche le coste non se la passano bene. L'istituto di ricerca del Ministero della Transizione ecologica, l'Ispra, ha diffuso l'aggiornamento della sua banca dati "Linea di costa italiana". Negli ultimi vent'anni, ogni anno in Italia sono stati persi 5 km di costa naturale, a causa della costruzione di nuove strutture artificiali: una misura che equivale all'intero litorale di Fregene, vicino Roma. La cementificazione è ancora più rilevante nelle zone retrostanti le spiagge: ogni anno dune costiere, terreno coltivato, vegetazione e formazioni naturali sono state sostituite da oltre 10 km di opere antropiche. La linea di costa italiana misura circa 8.300 km: il 13% è occupato da opere artificiali come porti, opere di difesa costiera, opere idrauliche di impianti industriali, strutture artificiali a supporto della balneazione. Negli ultimi 20 anni, la costa artificializzata è aumentata complessivamente di oltre 100 km.

Un discorso parallelo riguarda l'interfaccia tra le spiagge ed il territorio circostante. Nell'insieme, la linea di retrospiaggia misura circa 4.000 km. Di questi, solo metà restano naturali, mentre oltre il 20% è completamente occupato da opere artificiali, come infrastrutture viarie, abitazioni, lidi, siti produttivi. L'incremento in questo caso è stato di oltre 200 km negli ultimi 20 anni.

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