Grecia: adesso Atene punta su investimenti azeri e cinesi

Baku e Pechino cruciali per risanare l'economia ellenica

24 giugno, 10:49

Un'immagine del nuovo porto di Atene Un'immagine del nuovo porto di Atene

(di Demetrio Manolitsakis) (ANSAmed) - ATENE - Le recenti visite ad Atene del presidente dell'Azerbaigian, Ilham Aliyev, e del premier cinese Li Keqiang, sono la miglior dimostrazione che la Grecia sta riconquistando la propria credibilità internazionale e che il governo uscito dalle elezioni di due anni fa – il primo di coalizione nella storia recente del Paese – ha finora ottenuto risultati importanti sul fronte del risanamento dell'economia, anche se le difficoltà sono ancora tante. Il governo ovviamente sa bene che con la disoccupazione al 27% (oltre il 50% tra i giovani) e il debito pubblico al 180% del Pil, difficilmente può considerarsi un Paese normale. Cina e Azerbaigian sono due dei più forti protagonisti sulla scacchiera economica mondiale e il loro sostegno all'economia greca sarà cruciale. L'Azerbaigian - che la crisi ucraina e mediorientale hanno reso un Paese-chiave per il rifornimento energetico dell'Europa e per questo è stato definito una "pietra miliare per la diversificazione delle forniture europee" dal presidente della Commissione europea Jose Barroso – è in ottimi rapporti economici con la Grecia dove ha già investito 400 milioni di euro per l'acquisto del 66% della Desfa, filiale della Depa, la società greca del gruppo pubblico produttore di gas, da parte dell'azera Socar. Inoltre ha sottoscritto l'importante accordo per il gasdotto Tap (Trans Adriatic Pipeline) che porterà il gas naturale del giacimento azero di Shah Deniz sino alle coste italiane, attraversando l'Adriatico. "La sicurezza energetica ha un'importanza strategica e la costruzione del gasdotto Tap non è soltanto un'operazione di carattere energetico, ma la rivalutazione dei rapporti tra l'Azerbaigian e la Grecia", ha detto Aliyev durante la sua visita ad Atene, avvenuta in un momento non facile per i rapporti tra i due Paesi a causa del ritardo registrato nell'operazione della vendita alla Socar del 66% della Desfa.

L'accordo per la cessione della maggioranza delle azioni della Desfa alla Socar era stato firmato nel dicembre del 2013, ma non è stato ancora finalizzato a causa dei problemi di compatibilità con le regole dell'Unione Europea nel settore dell'energia e di difficoltà burocratiche da parte dello Stato greco.

La Commissione europea sostiene che, nel caso in questione, non si può ignorare la legislazione UE che regola appunto il settore dell'energia e che prevede la completa accettazione da parte dell'Azerbaigian dei termini in base ai quali funziona il mercato energetico europeo e in seguito la firma di 28 accordi interstatali distinti tra Baku e i Paesi membri dell'UE. Inoltre l'accordo deve essere vincolante per l'Azerbaigian che si deve impegnare ad accettare e attuare il terzo pacchetto dell'Ue, cioè la direttiva e la legge dello stato greco del 2011 che sancisce la completa separazione della distribuzione dalla produzione dell'energia elettrica e del gas naturale. Sono sviluppi che creano problemi a entrambe le parti perché allontana la vendita della Desfa e ritarda l'esborso dei 400 milioni di euro dei quali la Grecia ha tanto bisogno. La visita di Aliyev sembra sia servita a superare almeno i problemi burocratici. Infatti l'Autorità preposta alla regolamentazione dell'energia (Rae) ha già inviato alla Commissione europea la certificazione che la Desfa sarà indipendente, non farà commercio di gas e non interverrà nell'amministrazione interna della società. Dopodiché, secondo la legislazione UE, la Commissione dovrà entro due mesi dare il suo parere sulla compatibilità della certificazione della Rae per aprire la strada alla definizione dell'accordo sulla vendita della Desfa. Decisamente più calda l'atmosfera durante la visita del premier cinese Li Keqiang. I rapporti economici tra Cina e Grecia si rafforzano sempre di più e i settori di collaborazione si ampliano con Pechino che si presenta pronta ad investire in vari settori, tra cui quello degli aeroporti e delle ferrovie, mentre molte grandi società cinesi già operano in Grecia. Le aziende Friedmann Pacific Asset Management Limited (Fpam) e la Shenzhen Airport Group sono già proprietarie del 55% delle azioni dell'aeroporto di Atene Elefterios Venizelos e hanno promesso di fare del più grande scalo greco la "porta della Cina in Europa". La Fosun Group, da parte sua, ha già espresso il proprio interesse per la valorizzazione del vecchio aeroporto di Atene, Hellinikon, ed al tempo stesso è interessata alla costruzione e alla gestione del nuovo aeroscalo di Kastelli, vicino a Iraklion (Creta). Per quanto riguarda il porto del Pireo, la presenza dei cinesi è già importante. Il colosso cinese della logistica marittima Cosco, che controlla già il molo numero 2 e la parte orientale del molo numero 3, detiene in pratica il 70% dell'attività commerciale del porto, mentre vuole ottenere il controllo anche della parte occidentale del molo numero 3 per arrivare a controllare così oltre l'80% dell'attività commerciale di tutto lo scalo. La Cosco ha investito nel porto del Pireo 380 milioni di euro creando 1.000 posti di lavoro e aumentando di molto il traffico container. Nel 2007 sono passati dal Pireo 1.373.000 container mentre alla fine del 2013 il numero dei container ha superato i 3.164.000.

L'obiettivo dichiarato è quello di superare i 5 milioni di container l'anno. Oggi il porto del Pireo è il terzo più grande del Mediterraneo e alcune grandi compagnie internazionali tra cui Zte, Huawei e Hp intendono utilizzarlo per trasportare i loro prodotti verso l'Europa. (ANSAmed).

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