Libano: esplosione Beirut, di nuovo sospesa l'inchiesta

Un'ora dopo emissione mandato di arresto contro ex ministro

12 ottobre, 16:48

Statua in onore delle vittime dell'esplosione del porto di Beirut Statua in onore delle vittime dell'esplosione del porto di Beirut

BEIRUT - L'inchiesta libanese sulla devastante esplosione del porto di Beirut del 4 agosto 2020 nella quale sono state uccise 219 persone è stata di nuovo sospesa poco dopo che il titolare delle indagini, il giudice Tareq Bitar, aveva emesso un mandato di arresto nei confronti dell'ex ministro e deputato Ali Hassan Khalil. Un'ora dopo la Corte di cassazione di Beirut ha informato Bitar che l'inchiesta è sospesa a causa di una nuova richiesta di ricusazione presentata ieri dallo stesso ex ministro Khalil e da un altro indagato nell'inchiesta, l'ex ministro Ghazi Zeaiter.

Sia Khalil che Zeaiter sono deputati del movimento sciita Amal, capeggiato dal presidente del Parlamento Nabih Berri. Le indagini guidate dal giudice Bitar erano state sospese nelle settimane scorse dopo una richiesta di ricusazione da parte di un altro ex ministro e deputato, anch'esso indagato, Nohad Mashnuq (Nouhad Machnouk). La Corte d'appello di Beirut aveva respinto la richiesta di ricusazione, facendo così riprendere, ma solo per poche ore, il lavoro degli inquirenti.

Esplosione Beirut, mandato di arresto per ex ministro

BEIRUT - L'ex ministro e deputato libanese Ali Hassan Khalil, vicino all'inamovibile presidente del Parlamento Nabih Berri, ha ricevuto oggi un mandato d'arresto nell'ambito dell'inchiesta in corso in Libano per l'esplosione del porto di Beirut il 4 agosto del 2020 nella quale sono state uccise 219 persone. Lo riferiscono fonti giudiziarie di Beirut, citate dai media locali. Le fonti affermano che l'ex ministro delle finanze Khalil è accusato, assieme ad altri alti esponenti dell'establishment istituzionale libanese, di cui l'ex premier Hassan Diab, di "omicidio colposo, mancanze e incuria".

L'emissione del mandato di arresto nei confronti di Khalil giunge poche ore dopo le pesanti accuse rivolte ieri sera, in un discorso trasmesso in diretta tv, da Hasan Nasrallah, leader del partito armato sciita filo-iraniano Hezbollah. Il Partito di Dio accusa il giudice Tareq Bitar di voler "politicizzare" l'inchiesta sull'esplosione il 4 agosto del 2020 di 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio. Queste erano state tenute per sette anni nel cuore della capitale libanese, in un hangar del porto di Beirut.

Hezbollah è parte integrante delle istituzioni libanesi ed è un alleato politico del movimento Amal, diretto dal presidente del Parlamento Nabih Berri, sia del partito del presidente della Repubblica Michel Aoun. Nelle scorse settimane il giudice Bitar, titolare dell'inchiesta sull'esplosione del porto di Beirut, aveva emesso un mandato di arresto nei confronti dell'ex ministro dei Trasporti Youssef Fenanios. Gli ex ministri Khalil e Fenanios, assieme ad altri imputati eccellenti, hanno tentato di bloccare l'inchiesta presentando una ricusazione del magistrato. Ma la corte d'appello di Beirut ha nei giorni scorsi respinto le richieste e il lavoro del giudice Bitar ha potuto riprendere.

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