Ambiente: Tunisia, via alla campagna Beach Clean

Parte del progetto COMMON finanziato da Ue

02 luglio, 17:36

TUNISI - L'Istituto Nazionale di Scienze e Tecnologie Marine (Instm) tunisino ha lanciato l'iniziativa "Beach Clean", sotto il tema "Spiagge più pulite nel Mediterraneo", al fine di ridurre i rifiuti marini nelle spiagge del Mare Nostrum. La campagna fa parte del progetto COMMON (COastal Management and MOnitoring Network per la lotta ai rifiuti marini nel Mar Mediterraneo) finanziato dall'Unione europea e continuerà fino al 30 settembre in 5 regioni del Mediterraneo, tra cui l'isola di Kuriat a Monastir, e altre località in Italia e in Libano, secondo l'Instm.

Le dieci regole d'oro proposte nel decalogo, in formato poster, saranno affisse nei principali stabilimenti turistici e balneari tunisini, italiani e libanesi. Luoghi che generalmente subiscono un afflusso turistico notevolmente elevato durante la stagione estiva e le cui coste vedono la percentuale di rifiuti arenarsi giorno dopo giorno. Gli stabilimenti balneari che prenderanno parte all'iniziativa, oltre alla pubblicazione del decalogo nei luoghi turistici di competenza, saranno chiamati a prendere parte a un sondaggio, da completare all'inizio e alla fine della stagione estiva, finalizzato a conoscere e analizzare le condizioni di salute delle spiagge che si affacciano sul Mediterraneo e migliorare il rapporto tra i tour operator e l'ecosistema. Un questionario sarà quindi dedicato ai turisti, per conoscere le abitudini legate alla loro gestione quotidiana dei rifiuti e per analizzare le principali difficoltà legate al loro corretto smaltimento.

La questione dei rifiuti marini ha le sue radici nelle attività terrestri ed ha un impatto negativo sui settori economici vitali, dal turismo alla pesca, causando perdite economiche a individui, imprese e comunità. I 22 paesi dell'area del Mediterraneo, con oltre 450 milioni di abitanti, possono generare fino a 760 kg di rifiuti solidi pro capite ogni anno, rifiuti che spesso arrivano sulle spiagge, danneggiando non solo il patrimonio ambientale, ma anche la biodiversità marina.

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