Libia: Chatham House, 'stallo dinamico' senza vincitori

Premier é debole, inutile tornare a un dialogo Haftar-Sarraj

28 maggio, 17:49

(ANSA) - IL CAIRO, 28 MAG - Chatham House, uno dei più accreditati think tank a livello mondiale, vede negli scontri per il controllo di Tripoli uno "stallo dinamico" iniziato subito dopo che il 4 aprile scorso le forze del generale Khalifa Haftar lanciarono il loro attacco alla capitale libica. E' quanto emerge da un articolo pubblicato sul sito dello stesso centro studi britannico in cui si definisce "remota" la possibilità che vinca una delle due parti: quindi né il generale né le forze che difendono Tripoli e il governo del premier Fayez Al Sarraj.

Il think Tank specializzato in analisi della geopolitica e delle tendenze politico-economiche globali sostiene inoltre che - per uscire da questo stallo - un ritorno ai "parametri di Abu Dhabi" è probabilmente un "non-starter", ossia destinato a fallire prima ancora di cominciare.

Il riferimento é all'incontro del 27 febbraio tra Haftar e al-Sarraj nella capitale degli Emirati arabi uniti: ci fu un accordo che poi però il premier non sarebbe stato in grado di imporre al proprio schieramento, lascia intendere Chatham House.

Questo, prosegue l'articolo attribuendo la versione a "voci" ma in pratica accreditandole, potrebbe "aver condotto Haftar a credere" che l'accordo non sarebbe stato attuato "come gli era stato promesso, spingendolo a muovere" e ad attaccare Tripoli.

L'intesa di Abu Dhabi, che nei resoconti della prima ora sarebbe stata incentrata sullo svolgimento di elezioni, secondo le indiscrezioni accreditate dal think tank prevedeva che ad Haftar fosse "effettivamente garantito il controllo delle forze armate" e "la capacità di influenzare la selezione di uno snellito Consiglio presidenziale".

Dopo il lancio dell'offensiva "sono emerse voci che Sarraj era bloccato o incapace di piazzare l'accordo", scrivono gli autori Emadeddin Badi e Tim Eaton senza precisare chi avrebbe rifiutato l'intesa.

In altre analisi sono state ipotizzate resistenze fra le milizie di Misurata e i Fratelli musulmani, forti a Tripoli ma nemici di Haftar e dei suoi sponsor politico-militari Egitto ed Emirati.

Lo stallo nell'avanzata di Haftar viene spiegato dal Chatham House, oltre che con la mobilitazione di "alcune forze dalle città di Misurata e Zintan, anche con il "fallimento" del generale nel convincere un numero sufficiente di milizie a cambiare schieramento ripetendo uno schema di "accordi" che gli ha consentito di conquistare la Mezzaluna petrolifera sul golfo della Sirte e il sud della Libia.

E per uscire dallo stallo, in cui resta "paralizzato" anche il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite "fin quando non emergerà una posizione Usa più chiara", il think tank consiglia di non concentrarsi su Haftar e Sarraj ma su "individui della sfera sociale e militare che siano veramente rappresentativi" (più del premier) e "in grado di muovere il processo" politico (più del generale). (ANSAmed).

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